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RITA SIMEONI

RITA SIMEONI


La storia di una sportiva a 360°, amante dell’agonismo amatoriale e della forma fisica. Si è avvicinata relativamente tardi al mondo delle due ruote, rimanendone letteralmente folgorata. Lavoro, bici e… gatti fanno parte della sua vita.

 

 

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Buongiorno Rita, benvenuta nell’universo INBICI. Dove e come nasce il suo amore per lo sport?

Buongiorno a tutti e grazie per lo spazio che mi dedicate sulla rivista. Sono amante dello sport da sempre. Dopo aver praticato ginnastica ritmica quando ero piccola, mi sono poi dedicata durante gli anni dell’università ad attività di fitness e palestra. A volte correvo a piedi, ma sentivo la mancanza di una disciplina che potesse davvero rendermi felice. Mi sarebbe piaciuto fare parte di un team, di una squadra. Mi hanno sempre affascinato gli sport di resistenza, all’aria aperta. Adoro da sempre i mezzi che ti permettono di andare ad alta velocità. Ho così acquistato una bicicletta da corsa, che mi ha permesso di scoprire il mondo del ciclismo, dal quale non riesco a staccarmi.

 

Come mai si sente così tanto legata a questo sport?

Perché questo sport mi ha insegnato tanto nella vita come ad esempio il fatto di non arrendersi mai davanti alle difficoltà,  ho capito che  si può essere in grado di affrontare l’impensabile e  che le soddisfazioni arrivano sempre ad appagare i sacrifici. Nei momenti più difficili  che ho vissuto è stato fondamentale perché mi ha aiutata come valvola di sfogo ma soprattutto ad essere più forte e coraggiosa, ad avere più fiducia, a sentirmi viva.

 

Trent’anni fa le “donne in bici” erano poche e, probabilmente a torto erano considerate maschietti. Oggi una donna non solo mantiene la bellezza in bici, ma addirittura il fisico migliora pedalando. Perché una ragazza moderna si mette a pedalare?

Purtroppo anche nella mia realtà la presenza femminile è scarsa e questo è uno degli aspetti poco positivi della disciplina che ho scelto. Ma anche se principalmente maschile si entra a fare parte di un gruppo di persone che comprendono e condividono lo stesso modo di vivere la propria passione; diciamo che è un po’ come sentirsi nella stessa dimensione al di fuori di chi invece, non praticando questo sport spesso non sa cosa significhi.

 

 

 

Lei ha iniziato relativamente tardi la sua attività ciclistica. Eppure ha già ottenuto buoni risultati. Quali sono le sue gare preferite e i suoi migliori risultati ottenuti sino ad ora?

A me piace fare le granfondo. Scelgo sempre i percorsi lunghi perché li trovo più adatti alle mie caratteristiche e perché mi piacciono di più.  Preferisco le granfondo in cui c’è molta salita, in particolare amo le salite di montagna, quelle più lunghe e dolci piuttosto che quelle collinari più brevi e ripide. Non posso certo reputarmi una ciclista forte perché non ho mai vinto a livello assoluto, comunque nella mia categoria più volte sono salita sul podio e questo è motivo di orgoglio e soddisfazione.

 

Dai, domanda precisa, qual’è la granfondo che ricorda più volentieri?

La Granfondo Sportful 2012 è in assoluto il ricordo più bello che ho anche perché è quella che mi ha dato più soddisfazione. Era il primo anno che correvo in bici, una vera neofita! Tuttavia mi piaceva l’idea solo di provare a portare a termine il percorso più estremo d’Europa, anche se ci avessi impiegato un tempo esagerato. Sentivo dentro di me che dovevo provarci, che potevo farcela, ci ho creduto e devo dire che non solo la terminai ma impiegai pure un tempo di tutto rispetto, arrivando seconda di categoria. Ho imparato ad avere più fiducia, a non lasciarmi abbattere. Le sfide più difficili verso me stessa mi sono sempre piaciute; maggior difficoltà per me significa maggiore motivazione! Ricordo il timore provato quando svoltai per il lungo ma piano piano mi  stavo rendendo conto che stava andando benone: era una giornata di eccezionale caldo torrido. Ricordo una fermata ad un ristoro a Falcade in cui mi sono lasciata annaffiare da una gentile signora prestatasi ad alleviare noi corridori grondanti di sudore. Insomma mi sono proprio divertita! Da li è nata la passione, l’arrivo a Feltre lo ricorderò per sempre in mezzo a due ali di folla. Ogni anno partecipo a questa gara, mi ci sento legata.

 

Come mai le piace tanto la salita?

Perché, come nella vita, mi piace avere sempre una piccola meta da raggiungere, un traguardo; mi da più soddisfazione. quando arrivi in cima dopo aver faticato tanto mi piace apprezzare il recupero sfrecciando in discesa. Mi  piace anche quel senso “mistico”, quel senso di sacralità che ogni particolare scalata possiede a seconda delle caratteristiche di difficoltà che presenta, o nel caso di cime famose mi piace percorrere le stesse tappe sulle quali hanno duellato grandi nomi del ciclismo che le hanno poi rese celebri.

 

 

 

Ha degli hobby oltre al ciclismo?

Adoro i gatti, verso i quali ho una passione sfrenata.

 

C’è qualche persona in particolare che vorresti salutare?

Vorrei salutare e ringraziare la mia famiglia e ovviamente il presidente del Velo Club Le due Torri, Chiara Fogagnolo.

 

L’obiettivo ciclistico per il 2015?

Prendo sempre tutto molto a cuore e cerco sempre in generale di fare del mio meglio; l’anno scorso è stato un anno molto duro personalmente, la bici mi è stata di grande aiuto ma forse ho affrontato le gare con troppa aspettativa ed intensità. Quest’anno penso di portare a casa un numero di brevetti inferiore e con uno spirito un po’ diverso. Mi sono iscritta alle granfondo meno lontane per evitare gli spostamenti del giorno prima, ad eccezione della maratona delle dolomiti a cui finalmente ho avuto la fortuna di essere stata estratta e che non vedo l’ora di affrontare.

 

Grazie per la disponibilità, Rita, buone pedalate.

Grazie a voi, un caro saluto ai lettori di INBICI.

 

 

Fonte  PAOLO MEI Copyright © INBICI MAGAZINE

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