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Roberto Sgalla

ROBERTO SGALLA : TAVOLA ROTONDA SULLA SICUREZZA


“In Italia abbiamo allevato una società di guidatori indisciplinati e intolleranti, che si riversa sugli utenti deboli, cioè pedoni e ciclisti. E lo stesso ciclista, quando sale in auto, diventa spesso intollerante perché neppure lui ha la cultura dell’uso della strada corretto”.

E’ una delle tante illuminate convinzioni del Prefetto Roberto Sgalla che – nella duplice veste di Direttore delle specialità della Polizia di Stato e Presidente della Commissione Nazionale dei direttori di corsa e sicurezza della FCI – sarà la guest-star dell’importante convegno sulla sicurezza stradale in programma sabato 5 maggio (ore 10) al Fantini Club. L’evento, che si svolge in collaborazione con la Polizia di Stato Italiana, sarà condotto dal giornalista di InBici Gianluca Giardini. Nell’occasione, le principali istituzioni pubbliche regionali e altri illustri ospiti del mondo del ciclismo e dello spettacolo si confronteranno sulle questioni relative alla sicurezza sulle strade tracciando insieme un programma migliorativo che dalla prevenzione e dal rispetto delle regole. Oltre al Prefetto Sgalla, alla tavola rotonda intitolata “La bici: mobilità, sport, sicurezza, turismo”, parteciperanno Luca Coffari (Sindaco di Cervia), Claudio Fantini (A.D. Sportur, organizzatore Granfondo Via del Sale), Andrea Corsini (Assessore al Turismo e Commercio dellEmilia-Romagna), Gianni Tonelli (Onorevole eletto alla Camera dei Deputati), Emiliano Borgna (Responsabile Nazionale ACSI Ciclismo) e Silvano Antonelli (Presidente G.S. Progetti Scorta, Direttore di Corsa Professionisti).

Ma il grande protagonista dell’evento, come detto, sarà il Prefetto Roberto Sgalla, credenziali alla mano la voce più autorevole e credibile delle istituzioni italiane. Una conoscenza che, al di là della preparazione accademica, affonda saldamente le radici nel suo solido percorso professionale che, negli anni, l’hanno sempre visto in prima linea contro le criticità endemiche delle nostre strade.

Nella duplice veste di Direttore delle specialità della Polizia di Stato e Presidente della Commissione Nazionale dei direttori di corsa e sicurezza della FCI, il Prefetto Sgalla si batte da sempre per la modifica del Codice della Strada, ma soprattutto è ormai considerato “ad honorem” l’ispiratore di una rivoluzione culturale che oggi, finalmente – nel paese più indisciplinato del mondo – sta diventando virale.

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Prefetto Sgalla, è cresciuta in questi anni in Italia la sensibilità verso il tema della sicurezza sulle strade?

“Direi di sì. Grazie ad una massiccia campagna di sensibilizzazione, che ha investito tutti i livelli delle istituzioni e della società civile, mi pare che, sul piano culturale, questo Paese stia facendo qualche passo avanti”.

Dunque le strade non sono più un Far West?

“Andiamoci piano. Abbiamo fatto tanto, ma tantissimo resta ancora da fare sul piano dell’informazione e delle politiche educative, soprattutto se ci paragoniamo ai paesi del nord Europa dove il rispetto e la tolleranza, diciamo la verità, sono concetti assai più radicati”.

Col massimo del pragmatismo, qual è la prima cosa da fare per migliorare la sicurezza di chi va in bicicletta?

“Quello della visibilità del ciclista mi pare un tema centrale perché molti sinistri sulle strade sono provocati dagli automobilisti che, per qualche ragione, non si accorgono del transito della bicicletta. Per questo lancio un appello alle aziende che producono divise tecniche per ciclisti: cucite sui capi d’abbigliamento delle fasce riflettenti per aumentare al massimo la visibilità di chi pedala. E’ un provvedimento semplice che, mi auguro, possa diventare in futuro anche una norma del nostro codice”.

Lei si è già detto favorevole anche all’obbligatorietà del casco per i ciclisti…

“Ed è una posizione che ribadisco perché con un casco omologato in testa, in caso di caduta, ci sono molte meno probabilità di farsi male”.

In Italia però esiste anche il problema delle infrastrutture…

“Abbiamo delle ciclabili che, in molti casi, peggiorano il livello di sicurezza perché si interrompono bruscamente o sono disegnate in maniera sbagliata o approssimativa. Bisogna elevare il livello delle nostre infrastrutture soprattutto adesso che, sulle strade, circola un po’ di tutto…”.

Lei è anche un discreto ciclo-amatore. Come valuta il livello di sicurezza delle granfondo italiane?

“Impossibile generalizzare. C’è chi, con grande scrupolo e competenza, rispetta tutti gli standard di sicurezza e chi, al contrario, lavora con una pericolosa facilonerìa. Io credo che non ci si possa improvvisare ‘organizzatori di corse’ perché con l’incolumità dei ciclisti non si scherza. In questo senso, la Federazione e gli enti di promozione dovrebbero utilizzare dei protocolli più rigidi, limitandosi a sostenere solo quelle manifestazioni che rispettano tutti le norme logistiche a tutela dei partecipanti”.

a cura della redazione

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