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Sicurezza in gara 4

Sicurezza in gara



La buona riuscita di una manifestazione e la sua continuità negli anni, non può prescindere dalla gestione del territorio e dalle sue consuetudini. da non dimenticare l’aspetto legato alla comunicazione, affinchè l’evento sia noto a tutti, addetti ai lavori o semplici cittadini.

 

Se andiamo ad analizzare l’iter che gli organizzatori delle gare ciclistiche seguono quando organizzano i loro eventi, ci accorgeremo che spesso, senza volere, sono costretti a dei “passaggi obbligati” per poter inserire la propria manifestazione all’interno di un territorio.

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È un concetto, a volte, non facile da capire, ma tuttavia indispensabile per una manifestazione ciclistica.

Gli usi e le consuetudini dei territori sono realtà che un organizzatore non può ignorare.

 

Come già ribadito più volte, la gara ciclistica crea un disagio sul territorio nel quale si svolge e le persone non coinvolte, molto spesso, non sono interessate alla sua disputa.

 

Ecco perché gli organizzatori delle gare ciclistiche hanno l’obbligo di prevedere, prima di scegliere il percorso di gara, quanto e in che modo la manifestazione va a scombinare le abitudini dei territori che attraversa.

 

Realtà economiche, sociali, abitudini locali, sono fattori che devono essere messi sul piatto, prima di decidere dove e come far passare una gara ciclistica in determinati ambienti.

 

Altra cosa importante per l’oculata gestione del territorio è la cosiddetta “comunicazione”: se andiamo a leggere le varie autorizzazioni rilasciate dagli organi competenti, scopriremo che una delle voci imprescindibili dell’autorizzazione stessa è la comunicazione verso i residenti del passaggio della gara ciclistica. Molto spesso, però, questo particolare viene trascurato dagli organizzatori, senza sapere che la mancata comunicazione è spesso causa di proteste nei loro confronti.

 

Vi siete mai chiesti perché un evento come il Giro d’Italia riesca a bloccare interi territori per ore, ottenendo a suo carico solo flebili proteste dei meno appassionati? Ciò perché, quando passa la “carovana rosa”, da tempo tutto è pianificato ed i territori sanno che quel giorno ci saranno disagi, prendendo le misure adeguate per poter affrontare tale avvenimento.

 

La stessa cosa vale – o dovrebbe valere – anche per le manifestazioni piccole, anzi, lo sforzo per ottenere il via libera del territorio dev’essere maggiore, quanto più piccola è la portata della manifestazione, perché più debole anche a livello politico-sportivo, rispetto ad un evento della portata del Giro.

 

Altra cosa importante da sottolineare è che, mentre nelle competizioni su strada il rapporto col territorio ha un valore certamente importante, ma assai gestibile, nel fuori strada, le cose si complicano un po’.

Spesso nella disciplina delle “ruote grasse” gli organizzatori sono obbligati a passaggi su terreni privati o quanto meno dove esistono attività di ogni genere.

 

Dunque, dato che nelle gare di mtb si registra un continuo passaggio dei corridori, la scelta dei percorsi e le alternative per chi abita su quei territori, diventano indispensabili per la convivenza tra gara ciclistica e residenti.

Non è un caso che negli anni si siano verificati importanti episodi che hanno visto la nascita e la prematura scomparsa di importanti gare e manifestazioni ciclistiche: analizzando la causa di questo, si è compreso che vi siano stati importanti problemi col territorio.

 

Concludo ribadendo ancora una volta che la gara ciclistica è un elemento importante della società civile, ma non ha la priorità sulla vita delle persone, per cui chi decide di invadere la libertà degli altri, deve farlo con cognizione di causa.

 

 

 

Fonte   Gianluca Barbieri  Copyright © INBICI Magazine

 

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