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SICUREZZA IN GARA 10

SICUREZZA IN GARA



Non c’è dubbio che le immagini viste al Giro delle Fiandre, non siano passate inosservate, anzi possiamo dire che

abbiano scatenato il sentimento di tutto il ciclismo mondiale.

 

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Se tutto si fosse soffermato all’incidente causato dall’auto del cambio ruote Shimano nei confronti del corridore della Trek, Sergent, forse non saremmo qui a scrivere questo articolo, ma che poi sempre un’auto Shimano del cambio ruote abbia speronato da dietro un’ammiraglia che le stava davanti, mentre questa proseguiva la sua marcia con un ciclista appoggiato sul finestrino, facendolo finire a terra, a quel punto tutti hanno capito che forse quel giorno c’era qualcosa da rivedere, non tanto a livello

nazionale, ma nel ciclismo mondiale.

Infine, per dovere di cronaca, ricordiamo che appena passati i corridori in un tratto del percorso, anche un arco gonfiabile si è sgonfiato.

Ovviamente tutte queste immagini hanno offerto su un piatto d’argento, pane per commentatori ed esperti di ciclismo; molte le teorie e le scuole di pensiero: alcuni dicono che ci debbano essere alla guida dei veicoli persone con esperienza in gara, altre sostengono la necessità di fare formazione con corsi per autisti, altre addirittura chiedono che vi siano ex ciclisti professionisti alla guida.

La nostra opinione, invece, è quella che evidenzia la necessità di fare un esame di coscienza collettivo nel ciclismo e che non è il corso per autisti a risolvere il problema e nemmeno l’esperienza maturata in bicicletta,

poichè la visione di un ciclista è ben diversa da quella di un operatore che da tanti anni offre il suo servizio nelle gare ciclistiche.

Se andiamo ad analizzare l’incidente causato a Sergent, noteremo un eccesso di sicurezza da parte dell’autista, senza contare poi al fatto che non si sia nemmeno accorto dell’incidente causato, proseguendo la marcia anche dopo la caduta.

 

In questo caso, l’errore è nato dal fatto di voler superare i corridori all’interno durante una curva verso sinistra e senza minimamente suonare il clacson, avvisandoli del sopraggiungimento della vettura.

Il secondo caso, ancor più eclatante è quello in cui la vettura del cambio ruote Shimano ha letteralmente tamponato un’ammiraglia mentre proseguiva la sua marcia con un ciclista appoggiato al finestrino,

facendolo ovviamente cadere: in questo caso è stata distrazione pura.

Alla luce di tutto ciò la domanda nasce “spontanea”: “Serve un patentino da automobilista qualificato in tasca per evitare questi incidenti?” oppure “l’esperienza fatta in gara da ciclista, magari professionista, può essere usata come elemento comprovante della propria esperienza come autista delle vetture al seguito di una gara ciclistica?”

La nostra opinione è che nessuna delle due diventi determinante affinchè questi episodi non avvengano più. Certo, la conoscenza, la professionalità, la formazione diventano elementi utili a tutte le figure che operano nelle gare ciclistiche a tutti i livelli, ma l’arroganza di voler sapere tutto, la disattenzione, l’uso spropositato dei telefonini in auto, la superficialità con cui molte persone affrontano un servizio durante una gara ciclistica, spesso diventano veri nemici della sicurezza.

Siamo sicuri che un corso per autisti ad un inizio gara serva più della conoscenza del percorso? Perchè le informazioni che i Direttori di Corsa danno alla riunione tecnica poi non vengono riportate ai ciclisti

ed ai colleghi? Perchè quando si danno informazioni in termini di sicurezza, molti invece di ascoltare giocano col telefonino?

Forse l’UCI e la FCI dovrebbero fare un passo indietro con i corsi: bisognerebbe azzerare tutto, partire con un primo corso sull’educazione civica e il valore del rispetto e della vita altrui, poi forse arriverà il momento

per riprendere la formazione di tutte le figure che operano nel ciclsimo, autisti compresi.

 

fonte Gianluca Barbieri Copyright © INBICI MAGAZINE

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