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SONNY COLBRELLI



Il corridore bresciano, classe 1990, dopo due stagioni di apprendistato nella massima categoria, sogna in grande: “Vincere la Milano Sanremo? Prima era un sogno, oggi è un obiettivo”

 

 

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Buongiorno Sonny, partiamo dal 23 marzo 2014: dopo quasi 300 km di gara, lei ha centrato uno strabiliante sesto posto in una classica monumento: la Milano Sanremo. Che cosa rappresenta per lei quella corsa?

 

La Milano Sanremo per me è un sogno. Da piccolo ho sempre sognato di essere al via della Classicissima e di vincerla un giorno. Il primo obiettivo l’ho centrato, correndola. Il secondo, vincerla, beh non ci sono andato poi così lontano. A conti fatti, se il gruppo fosse rimasto a “guardare” solo qualche secondo in più, forse sarebbe successo qualcosa di fantastico.

 

Con i “se” e con i “ma” non si va da nessuna parte, ma provando a immaginare una tattica differente, forse se non avesse fatto quell’allungo a un km dall’arrivo, le cose sarebbero finite diversamente. Cosa ne pensa?

Sinceramente se non avessi fatto quella “sparata” avrei disputato senza dubbio uno sprint diverso. Ma sono decisioni che devi prendere in pochi attimi. Puoi azzeccare come sbagliare. Ho provato un attacco da “finisseur”, ma sono stato ripreso. Una volta lanciato lo sprint, posso dire di aver “battezzato” le ruote sbagliate, anche perché ero un pochino arretrato. Certamente potevo fare meglio, ma un sesto posto a Sanremo è sempre un grande risultato.

 

Facciamo un passo indietro: da dove nasce la sua passione per il ciclismo?

Da quando ero bambino, quando incominciai con le gare di mountain bike. A un certo punto provai su strada ed eccomi qui.

 

La grinta di Sonny Colbrelli alla Milano Sanremo  2014

 

Lei corre nella Bardiani CSF, una Professional che è più una famiglia che una squadra, dicono. Il suo rendimento nel 2014, almeno a inizio stagione, è stato elevatissimo. Sogna una Pro Tour?

Faccio parte del team da tre anni e vi dico che non mi hanno mai fatto mancare nulla. E’ proprio una famiglia: nessuna pressione. Inoltre, se hai la gamba e la condizione che ti sorregge, qui hai la possibilità di fare la corsa. Quanto al Pro Tour, lo sognano tutti e io vorrei passare in uno dei “top team”, ma solo quando sarò davvero in grado di fare il grande salto. A questi livelli, basta poco e il rischio di finire in un grande team per poi magari non ottenere risultati, o peggio non correre, è elevatissimo.

 

Secondo al G.P. Lugano, Terzo al Roma Maxima, sesto, come già detto alla Sanremo. E’ più la soddisfazione per la continuità oppure è maggiore la delusione per non aver vinto?

Da un lato sono molto felice. Dall’altro sono anche deluso, perché tra tutti questi piazzamenti forse una vittoria poteva anche starci. A Lugano mi sono fatto chiudere alle transenne da 12 corridori, non cento… Vuol dire che ho sbagliato io e faccio autocritica, ma è tutta esperienza.

 

Nel 2012, a 22 anni, lei è stato in grado di correre e concludere il suo primo Giro d’Italia. Nel 2013 ha mostrato ottimi progressi. Come sarà il suo Giro 2014?

Quello del 2014 sarà il terzo Giro e spero sia speciale. Mi piacerebbe lasciare il segno vincendo una tappa.

 

La corsa su misura per lei?

La Milano Sanremo è disegnata per me. Non nascondo che in futuro mi piacerebbe provare a correre il Fiandre e la Roubaix da protagonista.

 

Con le cronometro come la mettiamo?

Sono migliorato molto negli ultimi anni, tanto che in Francia ho chiuso terzo a pochi secondi dal vincitore in una corsa di secondo piano.

 

 

 

Una bellissima volata di Sonny Colbrelli

 

Sonny Colbrelli da Brescia. Abbiamo scoperto che lei non è solo uno sprinter, anzi. Si vuole descrivere tecnicamente?

Effettivamente le volate di gruppo non mi affascinano così tanto. Preferisco i gruppetti ristretti e io, che sono un passista veloce, ho migliorato in salita. Ho uno spunto veloce e sono una… “mina vagante”. Basti pensare al Giro 2013 a Jafferau: a 700 metri dall’arrivo ero ancora in testa in una delle tappe più dure della corsa rosa.

 

Sonny, un nome giovane, moderno. Ha un significato questo nome un pochino insolito?

Isolito, sì. Ma i miei genitori guardavano ripetutamente Sonny Crockett in Miami Vice!

 

Bardiani CSF, il “green team”. E se nell’immediato futuro ci fosse spazio anche per l’azzurro?

Ad essere sincero io punto alla maglia azzurra! E se dovesse arrivare la convocazione mi farò trovare pronto al 100%.

 

Un sogno nel cassetto per l’atleta e uno per Sonny, il ragazzo sempre sorridente.

Il mio sogno è quello di vincere un giorno la Sanremo, oppure una tappa al Giro. E naturalmente proseguire la mia carriera da protagonista.

 

E se non avesse fatto il corridore?

Forse adesso sarei in fabbrica con i miei genitori.

 

 

Fonte  PAOLO MEI Copyright © INBICI MAGAZINE

 

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