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Vito Ortelli


L’amicizia con Coppi, la rivalità con Bartali e quel Giro d’Italia del 1946 in cui rischiò di morire sotto i proiettili degli slavi. Storia di un faentino di 92 anni che, almeno una volta nella vita, provò l’emozione di battere il suo idolo.

 

Il prossimo Giro d’Italia non celebrerà solo il doveroso omaggio a Marco Pantani a dieci anni dalla scomparsa. La tappa conclusiva, infatti, quella del primo giugno 2014, arriverà a Trieste, città che evoca il “Giro della Rinascita”, quello del ‘46 con il faentino Vito Ortelli a lungo leader della classifica e il compaesano Aldo Ronconi a giocarsela con lui, Coppi e Bartali.

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Proprio nella tappa di Trieste furono presi a sassate e a schioppettate dagli slavi, che volevano tenere lontani gli italiani dalla città. E pure questo, a suo modo, è un omaggio alla Romagna e al grande Ortelli, 92 anni, dopo la morte di Cesare Del Cancia nell’aprile del 2011, la più vecchia maglia rosa vivente.

 

La carriera ciclistica di Vito Ortelli è legata a doppio filo all’immagine leggendaria di Fausto Coppi. Da quando il giovane dilettante di Faenza incrociò il suo idolo, tra l’altro battendolo, nacque col campionissimo un’accesa rivalità che, nella vita privata però, diventò amicizia: “Per parlare di Fausto bisogna fare prima una piccola premessa – afferma il ciclista faentino classe 1921 – e riavvolgere il nastro della storia fino alla fine degli anni ’30. Quando ero Allievo ho sempre tifato per Guerra e non per Binda, come all’epoca facevano in molti. Una volta che questo grandissimo campione si è ritirato, dovevo scegliere un nuovo idolo, e allora puntai su Coppi, perché mi aveva entusiasmato nella vittoria del Giro d’Italia del 1940”.

 

Ortelli non poteva certo immaginare che a distanza di pochi mesi lo avrebbe addirittura superato in una gara… “Nel 1940 passai nei Dilettanti (i suoi successi in questa categoria gli valsero il soprannome di Binda dei Dilettanti, ndr) e, in un’occasione, io e Fiorenzo Magni venimmo invitati a partecipare ad una corsa di professionisti, la cronometro del Giro della Provincia di Milano. Essendo i più giovani partimmo per primi e, alla fine, non si sa come, arrivammo sul gradino più alto del podio, con Coppi che venne a complimentarsi con noi per la vittoria. Appena lo vidi non potei non manifestargli tutta la stima che avevo di lui, dicendogli che ero un suo grandissimo tifoso. Lui, un po’ sorpreso, si mise a ridere”.

Non tutti i campioni, però, furono contenti di quel successo.Bartali disse che non avremmo dovuto partecipare, ma questa sua frase faceva parte del suo carattere, perché è sempre stato un brontolone. Ricordo che su questo episodio il mitico Carlin sul Guerin Sportivo disegnò una vignetta con Coppi che consola Bartali dopo una mia vittoria”.

Nel 1942 Ortelli diventa professionista esordendo subito con il successo nel giro di Toscana, con Coppi quinto: da quel giorno partirono ufficialmente le epiche battaglie, con Bartali nel ruolo di terzo incomodo.

Con Fausto nacque una sana rivalità sportiva, perché entrambi ci rispettavamo e conoscevamo molto bene il valore dell’altro. Davamo tutto sui pedali, ma a fine gara ci facevamo sempre i complimenti. Ricordo ancora le lotte tra noi due e Bartali, sfide intense e ricche di colpi di scena che avrebbero appassionato tutti gli amanti del ciclismo. Peccato che a quei tempi non ci fossero le riprese televisive, perché sarebbe stato emozionante rivedere quello spettacolo”.

 

 

Fonte  Mario Pugliese

Copyright © INBICI MAGAZINE

 

Nelle foto

Il corridore faentino negli anni ’40 con la maglia dell’Atala

Vito Ortelli con Gino Bartali

Vito Ortelli con la maglia tricolore di campione italiano

Vito Ortelli oggi con le sue vecchie maglie

1)Il corridore faentino negli anni '40 con la maglia dell'Atala
2)Ortelli con Bartali
3)Vito Ortelli con la maglia tricolore di campione italiano
4)Vito Ortelli oggi con le sue vecchie maglie

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