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Danilo Napolitano -BettiniPhoto©

PAROLA DI EX: LA NUOVA VITA DI DANILO NAPOLITANO

E’ stato uno degli sprinter più quotati degli ultimi anni, anche se nella sua carriera bruciano i rimpianti per i tanti secondi posti: “Ma la mia vittoria al Giro se la ricordano tutti”

 

Danilo Napolitano, uno degli sprinter più quotati degli ultimi anni, dopo una lunga carriera, nel 2017 ha deciso di appendere la bici al chiodo. Una decisione senza rimpianti assunta con la lucida convinzione di chi – dopo quindici anni ad alti livelli – sa di aver dato il meglio di sé: “In effetti – spiega Danilo incontrato durante la Settimana Internazionale Coppi e Bartali – la scelta di ritirami non è stata particolarmente sofferta. Diversamente, avrei certamente provato a strappare un altro anno di contratto. E’ stata una scelta dettata dall’età ma anche dalla mancanza di stimoli. In ogni caso il mio obiettivo era quello di smettere da protagonista, così da poter ricordare anche ai miei tifosi quello che ho fatto di positivo e le emozioni che ho saputo regalare.”

Addio alle volate, ma non al mondo del ciclismo però…

“Fortunatamente sono riuscito a trovare un’alternativa per restare nell’ambiente. Oggi infatti ricopro il ruolo di autista nel servizio di assistenza meccanica neutra, sia per Scott che per Vittoria. Prossimamente avrò l’opportunità di partecipare, oltre che a tutte le gare del GS Emilia, anche ad appuntamenti internazionali come i Campionati Europei e il Tour of Britain ad esempio”.

 

Ma come è iniziata questa nuova avventura?

“Appena ho smesso di correre, ho dato la mia disponibilità al gestore del servizio corse Scott Giancarlo Rinaldi. La mia era più che altro una battuta, lui invece mi ha preso subito sul serio ed è stato felicissimo di accettarmi. Oggi quell’opportunità è diventata un lavoro ed io sono davvero contento di questo ruolo”.

Facciamo un bel tuffo nel passato. Quando è nata la tua passione per il ciclismo e come hai iniziato?

“Sono praticamente cresciuto nell’ambiente del ciclismo, avendo un fratello più grande che già correva quando io ero ancora in fasce ed uno zio che gestiva una squadra. Ho iniziato a gareggiare a sette anni; nel 1999 son emigrato al Nord e da quel momento ha preso il via il mio percorso che, anno dopo anno, mi ha portato nel mondo del professionismo. Oggi, se mi volto indietro, posso dire di essere soddisfatto della mia carriera. Certo mi sarebbe piaciuto trasformare tutti quei secondi posti in vittorie, ma c’è anche da considerare i campioni che ho dovuto affrontare. Non ho comunque nessun rimpianto perché sono consapevole di aver sempre dato il massimo”.

Tanti anni da professionismo, quel è stato il momento più bello?

“Sicuramente la vittoria al Giro d’Italia, penso che molti si ricordino ancora oggi di quel trionfo. Sono riuscito a battere Alessandro Petacchi a casa sua, nella tappa con arrivo a Lido di Camaiore. Provo orgoglio per quel successo anche perché Alessandro è stato l’avversario più forte che ho incontrato. Potevo batterlo solo quando sbagliava la volata e, in quell’occasione, sbagliò”.

Quale invece il momento più difficile?

“Quando è venuto a mancare mio padre. La stagione a cavallo tra il 2010 e il 2011 è stata davvero dura, è andato tutto storto, ho avuto la mononucleosi, ho faticato a trovare una squadra e molte altre avversità. Nonostante ciò sono riuscito a risollevarmi e continuare”.

BettiniPhoto©

 

Non solo strada nella tua carriera. Cosa ti ha lasciato la pista?

“Solo nel sentire la parola pista, come puoi notare, mi è venuta la pelle d’oca. Ho partecipato a due mondiali, uno a Bordeaux e uno a Palma di Maiorca, ottenendo un quinto e un undicesimo posto nella prova dello scratch. L’immagine che ancora oggi mi ricordo è quella dei centinaia di tifosi presenti al velodromo francese, pronti a incitarti e farti sentire il loro calore nel momento in cui transitavi vicino. Per un velocista come me la pista era qualcosa di veramente esaltante.”

C’è qualche ex compagno col quale è nata una bella amicizia e col quale hai condiviso queste emozioni?

“Sicuramente con Enrico Gasparotto. Purtroppo per mia sfortuna l’ho conosciuto solo a fine carriera quando è venuto a correre con me in Wanty-Groupe Gobert. Lui è davvero una splendida persona e lo sento con piacere tutte le volte. Sono nate inoltre molte altre amicizie come quelle con Daniele Bennati e con tanti altri campioni del calibro di Sacchi, mio avversario ai tempi.”

E per il futuro? Cosa farà Danilo Napolitano?

“Per ora voglio rimanere a contatto con l’ambiente del ciclismo e soprattutto far bene in questo nuovo ruolo. In futuro valuterò invece se puntare alla collaborazione con qualche squadra o continuare con il servizio tecnico, senza avere grandissime responsabilità con i corridori”.

a cura di Davide Pegurri – Copyright © iNBiCi magazine

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