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Amstel Gold Race 2024 - 58th Edition - Maastricht - Berg en Terblijt 253,6 km - 14/04/2023 - Marc Hirschi (SUI - UAE Team Emirates) - Tom Pidcock (GBR - INEOS Grenadiers) - Tiesj Benoot (BEL - Team Visma - Lease a Bike) - photo Dion Kerckhoffs/CV/SprintCyclingAgency©2024

Johannessen e Benoot contro la rassegnazione nel ciclismo moderno


Nel panorama attuale del ciclismo internazionale, la supremazia imposta da figure titaniche come Tadej Pogacar e Mathieu Van der Poel ha generato un dibattito acceso non solo tra gli appassionati, ma anche all’interno del gruppo stesso. La questione centrale riguarda l’approccio tattico e psicologico delle squadre rivali di fronte a talenti che sembrano imbattibili. Recentemente, il corridore del Team Visma Lease a Bike, Tiesj Benoot, ha sollevato una critica pungente verso l’atteggiamento rinunciatario di molti colleghi, suggerendo che correre per il secondo posto faciliti inevitabilmente il compito ai fuoriclasse. Questa visione ha trovato un forte alleato nel norvegese Tobias Halland Johannessen, talento emergente del team Uno X Mobility, il quale ha sottolineato come accettare il destino prima ancora che la battaglia abbia inizio sia deleterio per lo spettacolo e per lo spirito stesso della competizione.

Come riportato da www.idlprocycling.com, il dibattito si è acceso sulla necessità di cambiare mentalità per provare a scardinare il dominio dei cosiddetti ‘alieni’ del pedale.

La Psicologia della Sconfitta nel World Tour

L’analisi condotta da Tiesj Benoot tocca un nervo scoperto del ciclismo contemporaneo. Spesso, durante le Classiche Monumento o le tappe decisive di un Grande Giro, si assiste a una dinamica di gara in cui le squadre avversarie sembrano paralizzate dalla paura di perdere un piazzamento d’onore, piuttosto che animate dalla volontà di rischiare tutto per la vittoria. Tobias Halland Johannessen concorda pienamente con questa lettura, evidenziando come la rassegnazione tattica diventi una profezia che si autoavvera. Di conseguenza, quando un corridore come Pogacar lancia un attacco a lunga gittata, la reazione del gruppo è spesso disorganizzata e conservativa, mirata a salvaguardare i punti UCI piuttosto che a chiudere il gap. Tuttavia, questa strategia non fa altro che stendere un tappeto rosso ai favoriti, permettendo loro di gestire il vantaggio con relativa tranquillità.

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Il rischio come unica via per il successo

Secondo Johannessen, l’unico modo per sovvertire i pronostici è abbracciare l’imprevedibilità e il rischio. Il norvegese, vincitore in passato del Tour de l’Avenir, sostiene che è preferibile esplodere nel tentativo di seguire i migliori piuttosto che accontentarsi passivamente di un piazzamento anonimo. Inoltre, il team Uno X Mobility, con la sua filosofia aggressiva, incarna perfettamente questo spirito: correre senza il freno a mano tirato, cercando di anticipare le mosse dei grandi calibri o di isolarli tatticamente. In un ciclismo dove i wattaggi sono sempre più monitorati, l’elemento sorpresa e il coraggio di osare rimangono le uniche armi a disposizione per chi non possiede i valori fisiologici assoluti dei due o tre dominatori della scena mondiale.

Strategie alternative per battere i Campioni

La riflessione si sposta quindi sul piano tecnico. Battere atleti che hanno dimostrato di poter vincere sia la Maglia Gialla che le classiche del pavé richiede un ripensamento totale delle strategie di squadra. Non è sufficiente attendere l’errore altrui; è necessario indurlo. Pertanto, l’alleanza trasversale tra team diversi potrebbe essere una soluzione, anche se difficile da attuare in uno sport dove gli interessi degli sponsor divergono. Mathieu van der Poel, con la sua potenza esplosiva, e Tadej Pogacar, con la sua capacità di recupero mostruosa, costringono gli avversari a correre fuori dalla propria zona di comfort. Come evidenziato dai protagonisti, se il gruppo continua a correre per il ‘migliore degli altri’, il distacco tra i vincitori e gli sconfitti non farà che aumentare.

L’importanza dell’imprevedibilità nelle corse

In conclusione, le parole di Johannessen e Benoot servono da monito per tutto il movimento. Il ciclismo vive di epica e di duelli, ma se l’esito appare scritto già alla partenza, l’interesse del pubblico rischia di scemare. È fondamentale, quindi, che i direttori sportivi e gli atleti ritrovino l’audacia dei tempi passati, dove l’attacco non era solo una questione di calcoli matematici, ma un atto di ribellione contro la gerarchia stabilita. Solo così si potrà sperare di vedere gare più aperte e meno scontate, restituendo al ciclismo su strada quella suspense che lo rende uno degli sport più affascinanti al mondo.

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