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2019 UEC Road Championships Alkmaar - Elite Women Time Trial 22,4 km - 08/08/2019 - Vittoria Bussi (Italy) - photo Luca Bettini/BettiniPhoto©2019

LA LETTERA DI VITTORIA BUSSI ALLA SIGNORA CHE L’HA INVESTITA


E’ passata una settimana dal giorno in cui Vittoria Bussi è stata investita da un’automobilista. Venerdì scorso, poche ore prima dell’incidente che ha coinvolto la primatista dell’ora, è stata coinvolta anche un’altra azzurra molto promettente, Letizia Paternoster.

Sulla propria pagina Facebook, la Bussi ha scritto una lettera alla signora che l’ha investita, che vi proponiamo.

Cara Signora che venerdì scorso mi hai investita, 

come stai? Ti sei messa in pace con la tua coscienza? Hai già portato la tua macchina a riparare? Hai già ripercorso quel pezzo di strada? E ti è venuto un brivido lungo la schiena? Hai mai afferrato il cellulare pensando “magari la chiamo e sento come sta”?

Le conseguenze di un incidente, pur “fortunato” che sia stato l’esito, hanno il dovere di essere raccontati. I lenti giorni di ripresa, le notti insonni pieni di incubi, i dolori del risveglio, la fisioterapia, la frustrazione di non essere indipendenti ed il dover chiedere aiuto così spesso, la frenesia di tornare padroni della propria vita. 

Oggi a Torino c’era il sole, ed io sarei già stata in grado di uscire in bici, ma ho fatto rulli. Sai che c’è, cara Signora? C’è che ho paura di rimettermi in strada. C’è che tutto questo non è giusto. C’è che mi dicono che il tempo sistema le cose, ma io ho fretta. 

E sai pure che ti dico Signora? Riflettendoci un po’ su, in fin dei conti tutte le grandi imprese hanno dei retroscena di profonda sofferenza, tutti gli eroi hanno attraversato l’inferno. Forse è proprio perché quando ti sembra di annegare, è lì che scatta quello spirito di sopravvivenza primordiale che ci fa andare oltre, ci dà il coraggio di fare grandi cose e ci fa sentire invincibili come eroi. 

Signo’, e con questo poi ti saluto. Se mi rincontri per strada, tieni almeno UN METRO E MEZZO di distanza, non t’avvicina’ più de tanto perché poi me ***.

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