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Photo @ SprintCyclingAgency

Tour de France 2026, la fine di un’era: nessuna vittoria per Francia, Italia e Spagna


Un Grande Giro senza “Paesi fondatori”

Il Tour de France 2026 ha segnato un punto di rottura nella storia del ciclismo: per la prima volta in un Grande Giro non si è registrata nemmeno una vittoria di tappa firmata da corridori francesi, italiani o spagnoli, i tre Paesi che ospitano Tour, Giro e Vuelta e che hanno costruito il mito delle corse a tappe negli ultimi cento anni.
La corsa è stata vinta da Tadej Pogacar, con un podio completato da Remco Evenepoel e Isaac Del Toro, ma dietro al dominio dello sloveno c’è soprattutto la fotografia di un gruppo dove il peso storico dei “latini” non si traduce più in risultati concreti.

Francia: doppio top‑10 ma zero tappe

Il paradosso più evidente riguarda la Francia. Il pubblico di casa ha visto un Tour brillante da parte dei propri corridori: Paul Seixas e Lenny Martinez hanno chiuso rispettivamente quarto e quinto nella classifica generale, portando due francesi nella top‑5 dietro Pogacar, Evenepoel e Del Toro.
Eppure, nessuna tappa è finita con un corridore francese sul gradino più alto del podio. È un evento rarissimo: solo in pochissime edizioni passate la corsa si era chiusa senza successi di tappa francesi, ma mai era capitato che, contemporaneamente, mancassero anche vittorie di Italia e Spagna.

Italia e Spagna, tante occasioni ma niente colpo

Per l’Italia, il miglior risultato è arrivato con Filippo Ganna, protagonista nella cronosquadre inaugurale e sempre vicino al successo nelle prove contro il tempo, senza però riuscire a trasformare i piazzamenti in vittorie.
La Spagna ha dovuto accontentarsi di podi di giornata e fughe rientrate, come il terzo posto di Raúl García Pierna nella quarta tappa: segnali di presenza, ma lontani dalla tradizione che negli anni d’oro portava regolarmente successi al Tour, soprattutto in alta montagna e nelle tappe intermedie.

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Il nuovo baricentro del ciclismo mondiale

Questo Tour senza vittorie francesi, italiane e spagnole certifica un cambiamento già in corso: il baricentro del ciclismo si è spostato verso nazioni nuove o meno storiche, con successi distribuiti tra sloveni, belgi, olandesi, danesi, tedeschi e corridori di Paesi fino a poco tempo fa marginali.
Nel frattempo, le squadre dominanti – come UAE Team Emirates XRG, Red Bull–BORA–Hansgrohe, Alpecin–Premier Tech – sono strutture internazionali, dove identità e risultati non coincidono più con un singolo Paese. Il Tour 2026 resterà nella memoria come quello del quinto trionfo di Pogacar, ma anche come l’edizione che ha sancito il crollo della tradizione dei tre grandi Paesi “fondatori”, costretti per la prima volta a guardare la classifica delle tappe dall’esterno.

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