Sabato 7 marzo il Campione del Mondo spalancherà la sua stagione agonistica proprio tra le crete e i sentieri che lo hanno visto trionfare per tre volte, portando il suo palmarès a eguagliare quello di Fabian Cancellara e guadagnandosi perfino l’intitolazione di uno dei settori chiave della corsa – il celebre Colle Pinzuto – trasformato in un monumento vivo alla sua leggenda.
Siena nel cuore, strada bianca nelle vene
Il giorno prima della gara, tra le colline che digradano verso Siena, Pogacar non è un semplice favorito: è un punto di riferimento, un faro per tutti gli appassionati di ciclismo. «La Strade Bianche è una gara che mi ha lasciato ricordi indimenticabili», ha detto con quella voce pacata che tradisce la calma del campione ma anche un rispetto profondo per la corsa e i suoi fantasmi. «Ho lavorato duramente durante l’inverno, sono entusiasta di rimettermi in gioco e finalmente gareggiare».
È lo stesso uomo che a Siena parla di stare “in una buona posizione” con la semplicità con cui altri parlerebbero di guardare il meteo – consapevole di un destino che però non dà mai niente per scontato. Dietro l’angolo infatti ci sono avversari agguerriti, dal talento cristallino come Tom Pidcock ai protagonisti emergenti come Paul Seixas, pronti a trasformare le strade bianche in un’arena di tensione e spettacolo.
L’inverno della fatica e l’estate delle ambizioni
Pogacar arriva qui senza alcuna fretta di sbottonarsi: la sua stagione è lunga, ambiziosa, programmata come un romanzo che parla di Monuments e del grande obiettivo del Tour de France. La pausa invernale gli ha dato tempo per affinare ogni dettaglio, ascoltare il corpo, e rispondere alla noia dell’attesa con allenamenti misurati e, soprattutto, con la voglia di correre che non è mai venuta meno.
Appoggiato da una squadra forte nonostante l’assenza di due uomini fondamentali nelle classiche, Pogacar parla di avversari forti, non di predestinati battuti: è uno sguardo da gladiatore, non da re in carrozza. In Toscana, però, la memoria corre veloce: basti pensare alla sua cavalcata trionfale dell’anno scorso, quando dopo una caduta spettacolare a 50 km dall’arrivo, lo sloveno risalì in sella, ricongiunse il gruppo di testa e poi staccò tutti in solitaria, come se nulla fosse accaduto.
Il racconto di una leggenda in costruzione
Potrebbe sembrare prematuro parlare di eredità, ma qui, tra le pieghe dei borghi e il vento gelido che precede la primavera, la storia si scrive pedalata dopo pedalata. Con il suo nome già inciso su un tratto di sterrato, Pogacar non sfida solo gli avversari: sfida il tempo, la gravità e la memoria collettiva di una corsa che non perdona distrazioni.
“Spero che la pietra resti qui per sempre” ha detto, guardando il monumento fresco di scopertura, quasi consapevole di essere entrato nella leggenda mentre la leggenda è ancora in corso.
E così, mentre le ultime pale di polvere bianca si depositano ai bordi della strada, il ciclismo attende il suo spettacolo. Non una semplice corsa, ma un capitolo che potrebbe segnare il ritorno di un mito alla ribalta, l’inizio di una stagione che potrebbe raccontare ancora di più di gloria, lotta e di un uomo capace di rendere epiche anche le pieghe più innocenti di un percorso sterrato.
A cura della redazione di Inbici News24
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