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DINO FALCONI HA PERSO TUTTO NELL’ALLUVIONE: MA IL MONDO DEL CICLISMO NON LO LASCIA SOLO


Il ciclismo è capace di regalare gesti ed emozioni irripetibili. Una “squadra”, ad esempio, è qualcosa che prescinde dalle gare e che unisce tutti i componenti anche quando questi hanno appeso la bici al chiodo. Uno spirito di fratellanza, insomma, che va oltre a tutto.

E’ la storia della Mercatone Uno, sì quella leggendaria Mercatone Uno di Marco Pantani, suo simbolo immortale, costruita su basi di amicizia e di unione che – al di là del carisma del “lider maximo” – facevano da collante per tutto il team.

Lo dimostra quanto accaduto a Dino Falconi, storico meccanico della squadra finito vittima dell’alluvione che ha devastato l’Emilia-Romagna a metà maggio; da allora si è attivata una macchina della solidarietà per aiutare lo storico meccanico che racconta così questa splendida pagina di ciclismo. 

Dino Falconi, cosa ha rappresentato il ciclismo nella sua vita?

“Ho trascorso 32 anni in questo mondo, penso di aver dato molto al ciclismo, ho sempre cercato di fare del mio meglio…”.

Si aspettava questa solidarietà?

“Questa solidarietà mi ha commosso molto, sono sincero non me l’aspettavo”

E ora, come vanno le cose?

“Sono ancora in attesa, perché devono fare asciugare la casa, devo aspettare questo mese, poi spero di poter rientrare…”.

Nell’alluvione lei ha perso tanti ricordi in un attimo… “

“E sono cose che alla mia età danno più fastidio che ad un giovane. Avevo tanti ricordi, tante foto, ricordi che sono spariti, diventati da un giorno all’altro della carta da macero“.

Cosa si augura per il futuro?

“Sarà dura, vedo tanta solidarietà, ma è dura. Per ora ci sono state tante promesse, ma bisogna vedere un po’ i fatti”.

Il mondo del ciclismo, però, non l’ha lasciata sola…

Non credevo fossero così bravi, è una palestra di vita molto importante. Mastico ciclismo da quando avevo 8-10 anni, ho fatto anche tante ruote – ride, ndr – facevo 250 coppie di ruote tutti gli anni, magari qualcuno se l’è ricordato…”.

Pensa che dietro questa gara di solidarietà ci sia anche la mano di Marco dall’alto?

“Per me Marco era un bravo ragazzo. Quando è mancato lui ho smesso di seguire le corse. Lui dietro a questa solidarietà? Può anche essere io ci credo”.

LA SOLIDARIETÀ’ DEI COMPAGNI

Chi è corso in aiuto del suo ex meccanico è stato Roberto Conti, corregionale e tra i primi ad attivarsi nella maratona della solidarietà.

Ma chi era Dino Falconi per voi della Mercatone Uno? 

“Era il professionista che ci aggiustava il mezzo, che ci dava sicurezza e ci garantiva di gareggiare su una bicicletta tecnicamente perfetta”.

Com’è nata la voglia di aiutarlo?

“Più o meno, nei giorni concitati dell’alluvione, ci sentivamo tutti su come eravamo messi, poi abbiamo saputo che Dino aveva la casa sott’acqua e abbiamo deciso di aiutarlo”.

Come ha reagito il mondo del ciclismo a questa situazione?

“Tanti miei ex colleghi di altre zone ci hanno contattato e ci hanno dato solidarietà, a volte a parola ma anche con tanti fatti”.

Quanta solidarietà serve per aiutare persone come Dino?

“Città come Faenza e Sant’Agata hanno avuto danni enormi. So che ci sono imprenditori che si stanno attivando per aiutare queste persone”.

L’AIUTO DI CASSANI

Davide Cassani, figura di grande spicco del nostro ciclismo e tra i primi a dare una mano a Dino Falconi. “Dino è una figura molto importante per tutti noi. Abbiamo frequentato fin da ragazzi la sua bottega che era sotto casa sua. Sistemava le nostre biciclette, è stato come un padre. Se possiamo dargli una mano è giusto e doveroso farlo”.

Dunque, un aiuto che viene dal cuore…

“Falco è una persona straordinaria, a 13-14 anni frequentavo la sua bottega e non ho mai smesso di andarlo a trovare, per me come per tanti ciclisti della mia generazione è sempre stato uno di famiglia. Ecco perché oggi ci è venuto naturale dargli una mano”.

Questa è la magia del ciclismo, ossia la capacità di creare una famiglia all’interno della squadra?

“Frequentiamo lo stesso ambiente, persone come Falconi hanno dato tanto senza chiedere mai nulla in cambio. Noi ci sentiamo un po’ tutti la sua famiglia perché siamo cresciuti con lui e continuiamo ad andare nella sua bottega che è sempre rimasta la stessa nel corso di questi 50 anni”.

Marco Pantani, c’era e c’è stato anche in questa situazione?

“Marco è sempre con noi. E per Falco è stato come un figlio, ogni volta che parliamo a lui di Marco gli vengono gli occhi lucidi”.

Questa è l’ennesima dimostrazione che il ciclismo ha qualcosa di diverso rispetto agli altri sport?

“Anche negli altri sport ci possono essere situazioni simili. Per quello che ha rappresentato Falconi per noi, ci è venuto spontaneo stargli vicino”.

Per chiunque volesse contribuire alla causa di Dino Falconi questo è l’IBAN per eventuali versamenti: IT82P0623023801000030014530

A cura di M.M. – Copyright© InBici Magazine ©Riproduzione Riservata

A cura della redazione di Inbici News24
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