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FABIO ARU NON HA CORSO TROPPO POCO PRIMA DEL GIRO D’ITALIA. ECCO LE RAGIONI DELLA CRISI

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Fabio Aru non è mai riuscito ad essere protagonista del Giro d’Italia 2018.

E’ opinione comune, o perlomeno di molti, che le ragioni di queste continue brutte prestazioni del sardo, culminate nei 19’36” rimediati da Simon Yates sul traguardo di Sappada, siano da ricercare nel fatto che il capitano della UAE Team Emirates abbia preso parte a poche corse prima di prendere il via del Giro, preferendo i ritiri in altura. In realtà, dati alla mano, questa tesi deve essere smentita. 

Prendiamo lo storico di Fabio Aru. Iniziamo dal 2014, anno in cui è salito sul podio della corsa rosa, vinta da Nairo Quintana. Quell’anno il sardo è arrivato al Giro con soli 13 giorni di gare nelle gambe, in quanto ha iniziato la stagione con due gare di un giorno in Spagna prima di prendere parte alla Vuelta Catalunya (7 tappe) e al Giro del Trentino (4 tappe).

Passiamo al 2015: Aru chiude secondo al Giro d’Italia nella classifica generale finale alle spalle di Alberto Contador. Fabio inizia la stagione con la Parigi-Nizza (7 tappe) prima di correre in Catalogna (7 tappe). In totale, 14 giorni di gare nelle gambe per lui. Quell’anno, Fabio Aru vinse anche la Vuelta, ma questa è un’altra storia.

Nel 2016 e nel 2017, il sardo preferisce non prendere parte alla corsa rosa.

Nel 2018 Aru torna al Giro d’Italia da capitano della UAE Team Emirates. Per prepararla affronta ben 22 giorni di gare: 5 tappe all’Abu Dhabi Tour, 7 tappe alla Tirreno-Adriatico, 5 tappe alla Vuelta Catalunya, 5 tappe al Tour of the Alps.

I numeri non mentono: il 2018 è l’anno in cui Fabio Aru ha preso parte a più giornate di gare in tutta la sua carriera per preparare il Giro d’Italia.

Nel frattempo, a Sappada, il sardo si trincera dietro al silenzio: Andrea Appiani, responsabile della comunicazione per la UAE Team Emirates, ha spiegato ai giornalisti presenti intorno al bus che Fabio non ha nulla da aggiungere rispetto a quanto ha già riportato ieri sulla sua crisi, probabilmente generata da una preparazione non del tutto azzeccata, a questo punto. Ora c’è il giorno di riposo: bisognerà capire quanto questa crisi sia nera.

 

 

A cura di Carlo Gugliotta per InBici Magazine

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