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Chris Froome

I FISCHI A FROOME, UNA VERGOGNA GRANDE QUANTO I PROBLEMI DELLA WADA

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Solo una parola: vergogna. Vergogna verso chi fischia i corridori che stanno per affrontare una corsa importante come il Tour de France. Il tifo del ciclismo non può diventare tifo calcistico solo per colpa di quattro pezzenti che fischiano un corridore che, con il suo caso, è riuscito a sollevare il coperchio su un sistema antidoping ricco di falle e di problemi, che può essere tutto tranne che attendibile.

Chris Froome non merita di essere fischiato. I fischi che tutto il Team Sky ha ricevuto durante la cerimonia di presentazione del Tour de France, l’ennesimo “Tour della rinascita” (anche se sono 20 anni che non si fa altro che utilizzare questa locuzione), sono a dir poco vergognosi. Questo corridore ha vinto tutti e tre i grandi giri nella propria carriera, ed è uscito pulito dal caso salbutamolo. Bisogna avere rispetto per lui.

Il rispetto deve essere rivolto anche al Team Sky. Se è vero che la formazione britannica ha speso 10 milioni di euro per i propri avvocati, io dico che ha fatto molto bene a spendere questi soldi, perchè contro i poteri forti di UCI e Wada serve altrettanta forza.

Ma i soldi servono a poco: se sei colpevole non c’è avvocato che tenga. Invece la Sky ha dimostrato non solo che Froome non c’entra nulla con tutta questa vicenda, ma che anche i controlli antidoping del presente e del passato non sono attendibili.

Non è un caso che, a tal proposito, in un’intervista al quotidiano inglese The Times, il professor Fitch, responsabile dei controlli antipoding per quanto riguarda il salbutamolo, abbia riabilitato la figura di Alessandro Petacchi, dichiarando che probabilmente anche lui non doveva essere condannato per doping.

Davanti a noi, in sostanza, abbiamo un innocente (Chris Froome) e due colpevoli (la UCI e la Wada). Che ora si devono fare un bell’esame di coscienza. Così come se la devono fare tutti quegli pseudo tifosi che fischiano Froome. Il vostro “tifo” portatelo lontano dal ciclismo, per favore.

 

A cura di Carlo Gugliotta per InBici Magazine

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