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IL GOVERNO NON DECIDE, CICLISMO ANCORA FERMO AI BOX

Direttore del sito InBici.net e conduttore della trasmissione radiofonica Ultimo Chilometro, inviato per le principali gare internazionali di ciclismo su strada, autore dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"


Il ciclismo italiano non può ancora ripartire. Ad oggi, 26 giugno 2020, manca infatti un DPCM nel quale siano contemplate anche le regole da mantenere durante le manifestazioni ciclistiche.

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Nella giornata di ieri, il comitato tecnico scientifico ha bocciato la proposta del ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, di far riprendere le manifestazioni amatoriali “di contatto”, tra le quali vi è anche la pratica del calcetto. Il ministro dello sport si è opposto a questa bocciatura, ma nel frattempo non si riesce a prendere una decisione su quello che è uno sport “di prossimità” come può essere il ciclismo, nel quale non ci sono scontri con altri partecipanti (a meno che non ci siano delle cadute) e la cui pratica è ancora possibile solo a livello individuale.

Questa la lettera del ministro Spadafora al premier Conte per contestare la decisione del ministro della salute, Roberto Speranza, e del comitato tecnico scientifico: «Caro Presidente, il recente parere del Comitato Tecnico Scientifico sullo sport di contatto sembra decontestualizzato dalla realtà dei fatti e prefigura ulteriori sacrifici a migliaia di operatori del mondo sportivo. A seguito delle difficili settimane di lockdown, la riapertura delle attività economiche e sociali del Paese, realizzata grazie al senso di responsabilità di cittadini, artigiani professionisti e imprese, mostra, d’altronde, quotidiane scene di assembramenti che paiono caratterizzarsi per senso di ineluttabilità. Solo a titolo esemplificativo, non posso non menzionare le immagini di manifestazioni politiche, culturali e sportive, le stazioni affollate e le piazze e strade gremite…

Diventa sempre più difficile spiegare il motivo di posizioni del tutto intransigenti e, nello specifico, dell’impossibilita di individuare soluzioni e percorsi che, a certe condizioni, possano consentire la ripresa degli sport di contatto e soprattutto delle attività sportive amatoriali (partite di calcetto, beach volley, pallavolo, ecc.). In questa direzione, stanno andando, del resto, quasi tutte le regioni italiane, ponendosi per il Governo un tema la cui cifra va oltre quella della tutela sanitaria…».

Il ciclismo resta quindi al palo: si parla tanto di ricominciare, tant’è vero che tra poco più di un mese si svolgerà la Strade Bianche, prima corsa internazionale che avrà luogo proprio in Italia. A metà luglio alcune squadre World Tour hanno deciso di venire a svolgere dei ritiri collegiali nella nostra nazione. Eppure, di regole non se ne vedono, solo parole e ipotesi. Che ancora sono senza fondamento.

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Direttore del sito InBici.net e conduttore della trasmissione radiofonica Ultimo Chilometro, inviato per le principali gare internazionali di ciclismo su strada, autore dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"

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