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Gianni Savio con il giovane Egan Bernal photo Luca Bettini/BettiniPhoto©2017

RIFORMA DEL CICLISMO, SAVIO: “IL CICLISMO NON PUO’ ESSERE UNA FINANZIARIA”

Proseguiamo nella nostra inchiesta riguardo la Riforma del ciclismo 2020, voluta dall’Unione Ciclistica Internazionale (spiegata nel dettaglio cliccando qui). Dopo aver raccolto i pareri dei team manager Francesco Pelosi della NIPPO-Vini Fantini-Faizanè e di Roberto Reverberi della Bardiani-CSF, oggi diamo voce a Gianni Savio, che con la sua Androni Giocattoli Sidermec è riuscita a vincere lo scorso anno, per la seconda stagione consecutiva, la Ciclismo Cup, oltre ad ottenere il terzo posto finale nella classifica dell’UCI Europe Tour alle spalle di Cofidis e Wanty Groupe Gobert.

Savio ci racconta un retroscena particolare e degno di particolare attenzione: “In origine, la bozza della riforma presentava solo 15 squadre World Tour, contro le 18 attuali. Devo dire la verità, io non sono mai stato un fautore delle squadre definite piccole, ma ritengo di dirigere una squadra media, in quanto abbiamo vinto 36 corse, record nella categoria Professional, abbiamo vinto la Ciclismo Cup e abbiamo ottenuto la terza posizione nella classifica dell’UCI Europe Tour, ma il mio discorso è realistico e obiettivo quando affermo che il ciclismo professionistico non può permettersi 18 grandi squadre. Queste formazioni sono grandi solo nel budget, non nello spessore tecnico. Alcune di queste squadre sono delle formazioni fantasma, come è stato spiegato anche da tanti giornali e da tante televisioni, in quanto spesso si presentano al via con corridori che riescono a malapena a finire le tappe. Le 18 formazioni World Tour non sono state diminuite di numero su pressione dell’Associazione Gruppi Sportivi, che ha fatto il gioco dei team con un grande budget. Insomma, l’UCI aveva dato un indirizzo valido inizialmente, ma poi è cambiato tutto”.

Gianni Savio, che abbiamo contattato telefonicamente mentre era in Venezuela nel giorno del colpo di Stato che ha creato tanti disordini nel Paese, utilizza delle parole molto forti: “Il ciclismo non può trasformarsi in una finanziaria. Il lato sportivo non può essere emarginato. Questa riforma elimina completamente le squadre Professional dal panorama mondiale. Prima c’erano 4 Wild Card a disposizione dei grandi giri, ora si riducono a due, con il problema che le due squadre che si piazzano nella migliore posizione della graduatoria mondiale non hanno un organico in grado di prendere parte a tutti grandi giri e alle grandi corse del World Tour. Insomma, io credo che questa Riforma del ciclismo non si basi su dei parametri sportivi. Il mio motto è “sopravvivere con dignità”, e continuerò a portarlo avanti”.

L’unica ancora di salvezza per le Professional italiane, secondo Savio, “è la Ciclismo Cup, soprattutto se viene rinnovato l’accordo che permette alla squadra vincitrice di partecipare al Giro d’Italia. Ancora una volta mi baso sui fatti: quando non eravamo stati invitati per due anni consecutivi al Giro d’Italia, Mario Androni voleva uscire dal ciclismo, ma gli ho chiesto ulteriore fiducia perché sapevo che saremmo tornati al Giro. Ho allestito una squadra con dei giovani molto promettenti – su tutti un nome, quello di Egan Bernal – e abbiamo vinto la Ciclismo Cup, che ci ha permesso di tornare alla corsa rosa”. 

 

A cura di Carlo Gugliotta per InBici Magazine

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