Il piemontese attacca nel finale e conquista la classica Under 23 nel cuore di Roma. Una corsa che unisce memoria, talento e futuro del ciclismo.
Roma, 25 aprile 2026 — Il Gran Premio della Liberazione resta fedele alla sua natura: una corsa che è insieme celebrazione sportiva e memoria storica. Sul circuito delle Terme di Caracalla, tra la Piramide Cestia e Porta San Paolo, là dove il richiamo alla Resistenza è ancora tangibile, la 79ª edizione della “classica di primavera” Under 23 incorona il piemontese Mirko Bozzola, 22 anni, autore di un’azione decisa e vincente negli ultimi chilometri.
Non è una gara come le altre. Il Liberazione nasce nel 1946, appena un anno dopo la fine della guerra, nello stesso clima che aveva visto rinascere il ciclismo con la Milano-Sanremo dominata da Fausto Coppi e, poche settimane dopo, con il Giro d’Italia vinto da Gino Bartali. Da allora è diventato un crocevia di talenti, capace di lanciare campioni come Francesco Moser e Gianni Bugno, oltre a rappresentare per anni una delle rare occasioni di confronto tra Est e Ovest durante la Guerra Fredda.
In questo solco si inserisce il successo di Bozzola, portacolori della Padovani Polo Cherry Bank, formazione Continental guidata da Alessandro Petacchi. Il corridore novarese ha costruito la vittoria con lucidità tattica e forza nelle gambe: l’attacco decisivo a 14 chilometri dal traguardo, insieme al compagno Riccardo Lorello e a Tommaso Anastasia, ha selezionato il gruppo dei migliori. Poi, negli ultimi tre chilometri, lo scatto definitivo che gli ha permesso di arrivare in solitaria sotto il traguardo, con 6 secondi su Lorello e 8 su Anastasia.
Una vittoria cercata, preparata, quasi annunciata. “Era un obiettivo da oltre un mese”, ha raccontato Bozzola a fine gara. “Conosco bene questo percorso, avevo già vinto qui da junior. Nel finale ho rilanciato più volte, finché sono riuscito a fare la differenza”. Parole semplici, che raccontano però una strategia precisa e una condizione atletica superiore. Il successo ha anche un valore emotivo: dedicato al compagno Kevin Bonaldo, scomparso lo scorso anno.
La gara, con 154 corridori al via in rappresentanza di 28 squadre e 19 nazioni, ha confermato il livello internazionale della manifestazione. Non solo Under 23: il programma ha incluso anche la prova femminile, vinta dalla svizzera Jasmin Liechti, e una serie di eventi collaterali che hanno trasformato Roma in una vera capitale della bicicletta per due giorni. Dalle pedalate dei Giovanissimi alla Bike4Fun, fino alla gara podistica Liberazione Running, il richiamo è stato ampio e trasversale.
L’organizzazione, guidata da Claudio Terenzi, ha puntato su sicurezza e partecipazione, senza trascurare l’aspetto sociale. “Abbiamo lavorato mesi per offrire un evento all’altezza — ha spiegato — con grande attenzione alla sicurezza e alle iniziative legate alla salute e alla prevenzione”. Un impegno che si inserisce nei Lazio Bike Days, sempre più punto di riferimento per il ciclismo nella Capitale.
Il Gran Premio della Liberazione si conferma così non solo come una corsa, ma come un simbolo. Un ponte tra passato e futuro, tra memoria e ambizione. E mentre Roma si prepara ad accogliere il finale del Giro d’Italia, la vittoria di Bozzola aggiunge un nuovo nome a una storia che continua a pedalare veloce, lungo le strade della tradizione e del talento.
A cura della redazione di Inbici News24
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