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martedì , 21 agosto 2018
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Luci ed ombre sull’estate del ciclismo

 

L’estate del ciclismo entra nel vivo. Con “La Leggendaria Charly Gaul” si è chiuso virtualmente – dopo un’appassionante cavalcata di quasi mille chilometri – l’InBici Top Challenge, il nostro circuito nazionale diventato, numeri alla mano, un punto di riferimento per il movimento granfondistico.

Il numero sempre crescente di abbonati e la passione che, anno dopo anno, si rinvigorisce dimostra che il settore amatoriale non ha ancora esaurito la sua spinta propulsiva e anche in Italia si sta ormai affermando come un grande fenomeno popolare di sport e costume. Una realtà che ci stimola a proseguire su questa strada, rivolgendo a tutti un caloroso arrivederci alla prossima edizione.

Archiviato il Giro d’Italia, anche il mondo dei professionisti celebra il suo rito più atteso, quello del Tour de France. In mezzo al gruppo, dopo le minacce di scomunica, ha pedalato anche un certo Chris Froome, riabilitato dalla Uci perché le analisi sui livelli di salbutamolo non sono state considerate “abbastanza attendibili”.

Una motivazione – più che un verdetto – che getta un’ombra sinistra sui laboratori antidoping e che non può non suscitare – anche con effetto pregresso – qualche legittima riflessione visto che, in casi analoghi, la Giustizia Sportiva aveva partorito sentenza opposte.

Mi viene in mente, in particolare, la vicenda di un mio caro amico che sosteneva – contro tutto e tutti – che nella lotta al doping c’era qualcosa che non funziona. Quell’amico – pace all’anima sua – si chiamava Marco Pantani.

 

Maurizio Rocchi