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Photo @ SprintCyclingAgency

Mondiali, caso Nuova Zelanda: i corridori devono pagarsi tutto. Fisher-Black: “È una dinamica strana”


C’è una storia particolare che arriva dai Mondiali di Montréal 2026 e riguarda la Nazionale della Nuova Zelanda. I corridori selezionati per la rassegna iridata devono infatti sostenere personalmente i costi della trasferta, una politica che la federazione applica già da alcuni anni al settore strada. A raccontare questa situazione è stato Finn Fisher-Black, uno degli uomini più attesi della selezione neozelandese, in un’intervista a Cyclingnews.

“Paghiamo tutto noi per essere qui”

Fisher-Black ha definito la situazione una “dinamica strana”. Il corridore della Red Bull-Bora-Hansgrohe ha spiegato che l’assenza di finanziamenti federali fa sì che gli atleti debbano sostenere personalmente la partecipazione ai Mondiali.

“Dato che non riceviamo finanziamenti dalla federazione, paghiamo tutto noi per esserci”, ha raccontato. Secondo Fisher-Black, questo può avere anche una conseguenza sul piano tattico: ogni corridore potrebbe essere maggiormente portato a pensare alla propria gara.

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La squadra neozelandese, però, cercherà di mantenere uno spirito collettivo: “Siamo tutti molto amici, quindi probabilmente cercheremo di tenerci d’occhio a vicenda durante la corsa, provando ad arrivare in finale con più atleti per poi valutare come muoverci”.

I fondi sono stati tagliati alcuni anni fa

Il problema, secondo Fisher-Black, nasce da una scelta strutturale della federazione. “Hanno tagliato i fondi proprio quando ho iniziato a partecipare ai Mondiali nella categoria élite”, ha spiegato, aggiungendo che Cycling New Zealand dà priorità alla pista, mentre per il ciclismo su strada non vengono garantiti finanziamenti analoghi.

Una situazione che, almeno per il 2026, non è cambiata nemmeno dopo il risultato della sorella Niamh Fisher-Black, medaglia d’argento ai Mondiali dello scorso anno.

Fisher-Black punta alla top 10

Nonostante il particolare contesto organizzativo, il corridore della Red Bull-BORA-hansgrohe vuole concentrarsi soprattutto sull’aspetto sportivo. Arriva a Montréal dopo una Vuelta a España nella quale ha raccolto diversi piazzamenti nella top 10, oltre ad aver lavorato per il compagno di squadra Primož Roglič.

Il percorso canadese, particolarmente selettivo, si adatta alle sue caratteristiche e Fisher-Black ha fissato un obiettivo preciso: “Mi piacerebbe molto lottare per la top 10. Sarebbe bello essere lì a giocarmela nel finale”.

La Nuova Zelanda si presenterà quindi al Mondiale con una squadra di buon livello, ma con una particolarità che distingue nettamente la sua spedizione da quella delle altre grandi nazionali: per vestire la maglia del proprio Paese a Montréal, i corridori devono prima pagarsi la trasferta.

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