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OETZTALER RADMARATHON, LA VERA SFIDA ALLA MONTAGNA 


Dietro una curva in discesa appare il borgo di Sölden adagiato nel fondovalle dell’Oetztal. I brividi ti corrono lungo la schiena … e non è il freddo. Si viene quassù per questa emozione, si affrontano salite, discese e le mille incertezze di una gara che è una vera sfida alla montagna, in tutte le sue sfumature. E anche dopo tante partecipazioni alla Oetztaler RadMarathon le vibrazioni sono ancora forti. Ma andiamo con ordine.

Arriviamo nella valle dell’Oetz già il venerdì pomeriggio passando dal Passo del Rombo, anche per esorcizzare quello che il giorno della gara sarà il vero moloch da affrontare. Condivido la trasferta con i compagni di squadra Fabio e Massimo, anche loro oramai esperti di questo evento. Sölden brulica di ciclisti e accompagnatori e l’elettricità dell’evento si tocca con mano. Da ora fino al momento del via sarà un crescendo continuo, e l’adrenalina si impadronirà di noi.

I tradizionali riti pregara si susseguono anche il giorno della vigilia dalla sgambatella mattutina al riposo pomeridiano. Ma l’attenzione dei ciclisti è tutta rivolta al briefing serale e alle previsioni per il meteo, che da queste parti diventa spesso determinante. Per fortuna gli ultimi aggiornamenti tendono all’ottimismo: sarà una giornata sostanzialmente tiepida e asciutta con poco sole ma basso di rischio di pioggia nel pomeriggio. 

Saranno 4122 i ciclisti che prenderanno il via domenica mattina, pronti per affrontare un percorso “incattivito” da tre deviazioni che porteranno il dislivello ai fatidici 5500 metri annunciati. I primi chilometri, scendendo nel fondovalle, vengono percorsi a forte andatura con qualche rischio di troppo per l’atteggiamento incauto di qualche partecipante.

Poi arriva il giudice Kuthai a mettere tutti d’accordo: salita lunga e irregolare con molti tratti in doppia cifra che inducono alla prudenza. Breve sosta al ristoro in vetta e giù, a folle velocità, nella picchiata che ci riporterà a bassa quota. La prima deviazione in forte salita verso Tanneben è una coltellata per le gambe infreddolite dalla discesa. Per fortuna è breve e possiamo cercare compagnia per il prosieguo: c’è da affrontare l’eterno e morbido Brennero e trovare il gruppo buono per salire in velocità risparmiando energie. Qui trovo l’amico Andrea, tradizionale compagno d’avventura in queste granfondo impegnative, con cui scambiamo le nostre impressioni e ci incoraggiamo a vicenda. La veloce discesa ci porta a Vipiteno e all’ultima deviazione con annesso muro in doppia cifra. Ma l’attenzione è già rivolta al Passo del Giovo.

Qui vivo il mio “piccolo” dramma: il cambio smette di funzionare, impossibile proseguire. Mi siedo sconsolato sul guardrail ammirando la forza e la tenacia dei ciclisti che aggrediscono la salita. Mentre si profila il ritiro appare la macchina dell’assistenza. Non possono riparare il mio problema ma possono offrirmi una bici di scorta che accetto con entusiasmo, anche se piccola per le mie misure. Non importa, si va. Scongiurato il ritiro riprendo a ritmo blando con la sola voglia di arrivare in fondo. Oramai il tempo è andato e anche la sosta al ristoro in cima al passo sarà più lunga del solito.

La lunga discesa verso San Leonardo è bellissima e divertente per chi sa scendere. Non è il mio caso, ma la mente e già al Passo del Rombo. Lo attacco con rispetto, buttando giù l’ultima barretta, saranno oltre due ore di sofferenza. La fatica è condivisa con gli altri partecipanti che adesso non sono più avversari: ci scambiamo sorrisi, parole di incoraggiamento, sguardi persi nel vuoto. C’è l’ultima parete da scalare. La strada si arrampica con lunghi tornanti come se volesse sfidare la gravità.
E per vincere questa ultima battaglia c’è da pescare nel serbatoio della riserva. La galleria arriva come una liberazione, ma per raggiungere il passo ci sono ancora un paio di chilometri sferzati da un vento freddo contrario. Mi fermo, mi vesto. È fatta? Non ancora. La strada resa bagnata dalla pioggia e l’ultimo strappo verso la Mautstelle sono le ultime insidie. Ma non ci ferma più niente. L’arrivo in Sölden è caratterizzato dagli applausi del pubblico. Sono lì per tutti, anche per me. È questo l’elemento che rende questa gara affascinante, come una bella signora che anche stavolta abbiamo conquistato …

a cura di Michele BazzaniCopyright© InBici Magazine ©Riproduzione Riservata

A cura della redazione di Inbici News24
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