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Dodici vette per uomini duri

Dodici vette per uomini duri

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Meteo ideale, meno turisti, strade aperte. Per i duri e puri delle due ruote, il momento ideale per provare le vie di montagna più famose.ecco una dozzina di buoni consigli per i grimpeur della porta accanto

Pedalare sui passi di montagna, sentendosi un po’ Pantani e un po’ Charly Gaul.
Attraversare quelle guglie dove, tra giugno e luglio, i migliori ciclisti professionisti si sfidano nel Giro d’Italia e nel Tour de France. Scorci mitici, rampe leggendarie, teatro di imprese sportive eccezionali. Qui, grandi campioni del ciclismo hanno fatto la storia o sono crollati. E ripercorrere le loro gesta non è impossibile, ma certamente tanto faticoso.

A proporre dodici idee per i grimpeur dilettanti è l’inserto Repubblica Viaggi che questa settimana allinea alcune fra le montagne più belle da scalare.

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Tra le salite leggendarie francesi – si legge nell’articolo – una tra le più famose è quella che conduce al Col du Tourmalet, ad oltre 2100 metri d’altitudine, sui Pirenei. Si parte da Sante Marie-de-Campan verso sud-ovest.
Da qui si lascia la strada che segue la valle dell’Adour fino ad un altro passo celebre, il Col d’Aspin (1489m). Si sale con pendenza moderata nella valle Adour de Gripp fino al villaggio di Gripp. Fino a qui il percorso è abbastanza dolce e non ci sono strappi importanti. Solo dopo aver raggiunto il laghetto di Artigues, la salita si fa importante lungo una striscia d’asfalto che taglia in due un bosco nella stretta valle disegnata dal torrente Garet. Qui, a quota 1300 metri ci si può fermare, lasciare la bicicletta e salire in cima al monte con una teleferica. Il percorso ciclistico prosegue con pendenze sempre più ripide.

A 1.800 metri si raggiunge la stazione sciistica di La Mongie per poi proseguire verso il passo tra pascoli e lingue di neve. Una statua di un ciclista stremato che pedala verso la cima segna il raggiungimento del passo dopo circa 18 km di percorso.

Altra tappa quasi obbligata del Tour de France è il GaliberNon lontano dalla città di Grenoble, è la nona strada più alta delle Alpi che collega Saint-Michel-de-Maurienne e Briançon passando per il Col du Télégraphe e per il Col du Lautaret. Il Galibier fa pienamente parte della storia del Tour. Anzi, non esiste il Tour senza il Galibier, tappa quasi fissa dal 1911. Presso l’ingresso sud del tunnel, si trova la statua di Henri Desgrange, il fondatore e direttore del primo Tour, mentre sull’asfalto per quasi tutto l’anno rimangono le scritte dei tifosi: biciclette stilizzate, incitamenti e forconi del diavolo. Proprio qui Marco Pantani ha suggellato il suo successo al Tour nel 1998 sotto una pioggia gelata e nevischio. Il percorso inizia a Saint Michel de Maurienne. Il primo tratto – di ben 35 km e con un dislivello impegnativo di 2mila metri – fino al passo include anche la salita sul Col du Télégraphe. Da qui, una discesa di poco meno di 5 km porta fino a Valloire, da dove la strada riprende a salire verso il passo del Galibier con pendenze che superano anche l’8%. A Valloire ci si può rifocillare in una capanna denominata La Ferme du Galiber, dove si possono acquistare anche una certa varietà di formaggi. Di energie ne servono molte – conclude Repubblica Viaggi – L’ascesa, infatti, richiede molta tecnica e capacità di gestione delle proprie forze.
Le altre guglie segnalate dalla rivista sono l’Alpe d’Huez, a pochi chilometri dal Galibier, il Mont Ventoux, tra sole e mistral, il Col de Turini, più noto forse per i rally automobilistici che come tappa del Tour de France, e il Pordoi, da sempre la salita del Giro d’Italia. E ancora lo Stelvio (dove si allenano i campioni), il Gavia, altra mitica salita delle Alpi lombarde, la Bernina tra il montante di Italia e Svizzera, l’ascesa di Lavaredo, che rievoca storie di fatica e sudore. Infine, la Forlì-Faenza, itinerario divertente sugli Appennini romagnoli e, per chi vuole coniugare imponenti salite ad un paesaggio esotico, ecco l’ascesa norvegese di Trollstigen.

 

 

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