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DONNA IN BICI. CHI CI PENSA ALL’ALTRA METÀ DEL CIELO?

Donne e mamme sui pedali: l’onda rosa cresce, ma gli organizzatori non sempre pensano alle donne. Ultimamente, però, qualcosa sta cambiando…

Il mondo del ciclismo negli ultimi anni presta sempre più attenzione al mondo femminile. Grazie soprattutto ai feedback delle atlete e all’attenzione di chi sapeva “guardare oltre”, si sono sviluppati mercati interamente dedicati alla donna, studiati ad hoc per le cicliste.

Sono nate bici con design e geometrie femminili, l’abbigliamento per lei ha raggiunto livelli di tecnicità assoluta (non solo il classico fondello ma anche la vestibilità è cambiata; se penso ai “pigiami” che ci mettevamo negli anni ‘90, ora direi che si può essere fashion anche in bicicletta), scarpe, selle ed accessori sono studiati in collaborazione con posturologi e fisioterapisti. Sono spuntate come funghi le ambassador: donne che non necessariamente hanno un passato/presente agonistico, piuttosto sono brave nei “social”: poco importa se sanno andare in bici davvero… l’importante è che lo scatto sia giusto e che abbiano milioni di followers.

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Anche qui ovviamente non si può fare tutto di un’erba un fascio: ci sono aziende che studiano ad hoc le ambassador e le selezionano al meglio, scegliendo donne che – più che apparire – raccontano, raccontano storie di vita, raccontano come il ciclismo questa vita l’ha cambiata e l’ha migliorata.

Ci sono sempre più donne che gareggiano: per sfida personale, per passare una domenica diversa, per sfogare quell’agonismo che è dentro di loro. Sì perché diciamocelo francamente …questa storia che la bici si vive flow non va bene per tutte. C’è chi ha bisogno di mettersi alla prova sempre, di andare oltre, di spostare l’asticella sempre più su.

E poi ci sono anche le mamme. Sì, avete capito bene, le mamme che vanno in bici. Dieci anni fa, quando ti fermavi per una gravidanza, la tua carriera era finita. L’opinione pubblica ti guardava come una matta: cosa perdi tempo a fare in bici con una famiglia a cui badare?

Fortunatamente la mentalità sta cambiando. Si è capito che le mamme in bici sono una opportunità. Le agoniste pre-gravidanza riprendono ad essere spesso master nel post, tranne le più brave… quelle tornano elite e vincono pure.

Le mamme in bici sfogano lo stress, sono più serene, più sane, fanno qualcosa che le rende felici. Trascinano mariti pigri e figli a granfondo, gare di mtb e di triathlon. Su 10 bambini nei campi gara, almeno 4 si appassionano allo sport. Che in un’epoca di obesità infantile significa anche tutela della salute.

Le mamme in bici sono sempre a tutta, incastrano tutto come il tetris ma guai a sottrarle il piacere di quel tempo tutto dedicato a loro. Ci sono passeggini per lo jogging, seggiolini tecnici e carrettini che, agganciati alle mtb, fai le sfr meglio che sul Gavia. Ci sono gare dedicate alle donne. Ci sono sempre più eventi collaterali dedicati ai bambini. Ma c’è un “ma”.

Finchè si hanno nonni, amici, mariti che non gareggiano tutto ok. Ma che succede quando la coppia è formata da bikers o ciclisti? Ci si organizza mi direte. Certo. Ma vuoi togliere la bellezza di una gara insieme come ai vecchi tempi? In Italia da questo punto di vista siamo ancora molto indietro. Ma, per fortuna, c’è un altro “ma”. Qualcuno che ha visto l’opportunità.

Stanno nascendo Kindergarden per bambini alle gare. Nel mondo running ci sono già da anni. Sono spazi sicuri con giochi e animatrici per i figli di chi gareggia. Mamma, papà, entrambi possono gareggiare in tutta tranquillità. I bimbi si divertono, passano delle ore all’aria aperta. Finalmente questo servizio sta arrivando anche in qualche gara di triathlon. Devo dire che ero un po’ timorosa  (come tutte le mamme sono un po’ “chioccia”) ma ho colto anche io l’opportunità: non avrei potuto gareggiare altrimenti.

Ho provato al Lago Le Bandie (TV): mia figlia è rimasta entusiasta. Al di là dello spazio e delle educatrici professionali è stata una domenica bellissima. E non sono state quelle 3 ore al Kindergarden a rendermi una “mamma snaturata”, sono state 3 ore di opportunità.

Molti genitori sarebbero disposti a pagare anche qualcosina per avere un servizio simile alle granfondo. Meglio ancora se il servizio fosse già incluso nell’iscrizione gara (visto il costo che aumenta anno dopo anno). Alla Sellando Hero c’era uno stand completamente dedicato alle donne e ai bimbi: un pump truck permanente e uno spazio lounge dove poter rilassarsi un po’, per le bimbe mettere smalti e farsi trecce/tatoo, per le mamme al seguito bere un caffè. Quanto sarebbe bello se ci fosse anche un Kindergarden apposito per chi vuole gareggiare?

Alla Maratona des Dolomites, una delle più famose granfondo italiane, ci hanno già pensato: ecco presente il Kids Village con animazione, competizioni, parco giochi in presenza di animatrici.

La Federazione Italiana Triathlon una idea ce l’ha già, un’opportunità che diventerebbe non solo sporadica ma permanente nelle gare che assegnano un titolo. Al momento è una proposta ma chi lo sa, speriamo diventi definitiva al più presto.

Mondo del ciclismo, che dite… cogliamo questa opportunità anche noi? Mamme/Papà in bici = più opportunità = più iscritti!

a cura di Ilenia Lazzaro –  Copyright © INBICI MAGAZINE

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