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Fabio Aru

FABIO ARU: “RESTO NEL CICLISMO. AI GIOVANI DO UN CONSIGLIO…”


Dopo aver annunciato il ritiro in occasione della Vuelta a España 2021, Fabio Aru si appresta a vivere un 2022 lontano dal ciclismo professionistico dopo dieci anni di carriera in cui ha conquistato una Vuelta ed un titolo italiano, oltre a due podi nella classifica generale del Giro d’Italia.

Attualmente sono a casa, in quarantena, perché sono ancora positivo al Covid. L’ho preso da una decina di giorni, comunque adesso sto meglio. Ho avuto un bel da fare fino a subito prima di Natale, mentre da lì in poi sono stato più tranquillo. Logicamente la ricostruzione di un nuovo lavoro mi ha impegnato parecchio in questo periodo. Quando sei un’atleta professionista sei via per decine di giorni di fila, mentre adesso non mi capita più“, racconta il sardo a Sport2day.

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Prima della positività al Covid ho girato molto per concludere diverse sponsorizzazioni con alcune aziende, che avremmo dovuto lanciare in questo periodo. Nelle mie giornate c’è comunque sempre stato un po’ di spazio per lo sport: un’ora/un’ora e mezza al giorno sono quasi sempre riuscito a ritagliarmela. Per il resto sono stato in famiglia e sto studiando francese, per aggiungere una lingua al mio bagaglio culturale“, prosegue Aru.

Nostalgia delle corse? No, sono felice. Logicamente è stata una scelta importante, come ho sempre detto. Questo non significava abbandonare definitivamente la mia passione e quello che è stato il mio lavoro per tanti anni, infatti continuo ad andare in bici e a praticare questo sport. Sarò ancora nel settore ciclismo, anche se non direttamente in una squadra. Comunque non mi manca il fatto di essere un ciclista professionista. Ora ho la possibilità di divertirmi in bici e di fare anche altro“.

Fabio Aru (ITA – Team Qhubeka NextHash) – photo Tommaso Pelagalli/BettiniPhoto©2021

In tutte e tre le mie squadre da professionista ci sono stati dei pro e contro, però nell’ultima ho notato tanta unione tra i corridori e lo staff in generale. Forse l’anno scorso anche la Qhubeka veniva da una situazione difficile, però fin dal primo training camp ho notato questa cosa. Il momento più bello della mia carriera? Sicuramente il Campionato Italiano che ho vinto mi ha lasciato delle belle emozioni, anche perché erano stati dei mesi un po’ complicati e fu una bella liberazione“, dichiara il Cavaliere dei Quattro Mori.

L’anno scorso Ciccone è stato sfortunato sia al Giro che alla Vuelta. Mi aspetto buone cose da lui nel 2022, magari con un pizzico di fortuna in più. Anche Fortunato, con un anno di esperienza in più, penso possa far bene. Un consiglio per i giovani? Non bisogna perdere tempo, fin dalle categorie giovanili. Anche negli anni in cui vai a scuola, devi impegnarti tantissimo in quello che fai“.

A cura della redazione di Inbici Magazine e OA Sport partner– Copyright© InBici Magazine ©Riproduzione Riservata

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