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Road World Championship Bergen 2017 - UCI Men Elite' Road Race 267,5 km - 24/09/2017 - Julien Vermote (BEL - QuickStep - Floors) - photo Peter De Voecht/PN/BettiniPhoto©2017

IL PUNTO DI VISTA. L’ITALIA, UN PAESE DI CT

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Troppe volte diamo importanza solo alle classifiche, ignorando il prezioso lavoro che si svolge “alla base”. E così anche gli ultimi prestigiosi successi ottenuti dal movimento azzurro rischiano di passare in sordina…

Come accade nel calcio, anche nel ciclismo il nostro paese è estremamente prolifico nello sfornare commissari tecnici ed allenatori.

Mentre nel calcio le qualità del Mister sono riconosciute anche quando si vince, nel ciclismo lo si fa solo quando si perde.

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Infatti, in caso di vittoria, il merito lo attribuiamo puntualmente al corridore e praticamente mai al direttore sportivo.

Evidentemente un fondo di verità esiste anche in questo luogo comune.

Però nel ciclismo il compito del C.T. è profondamente diverso. Ha infatti la possibilità ed il potere di gettare le basi per una politica sportiva che parte dai settori giovanili ed arriva ai vertici dell’attività.

Lavoro avvincente, ma evidentemente complesso. Infatti si deve scontrare con antichi retaggi presenti nelle società di base e con forti interessi economici nei confronti di quelle del vertice professionistico.

Il commissario tecnico ha in qualche modo la responsabilità della crescita dei nostri giovani in tutti i settori e le discipline, dalla pista al fuoristrada, passando per la cronometro. Sicuramente affascinante come lavoro, ma se ci pensate con un carico enorme di responsabilità.

Quattro anni di questa gestione impostata male possono distruggere un intero movimento, mentre noi siamo tutti concentrati a notare il piazzamento del primo italiano al Campionato del Mondo su strada dei professionisti.

In questi anni il nostro movimento è cresciuto moltissimo a partire dai praticanti in costante aumento, per passare ai risultati eccezionali ottenuti a livello giovanile in pista, nel ciclo cross, nella mountain-bike ed ora anche su strada.

Il risultato più eclatante è stato il Campionato Europeo professionisti conquistato da Matteo Trentin, che ha ridato molta fiducia alla nazionale azzurra.

Risultato importantissimo per l’opinione pubblica, ma per il nostro movimento è stato più importante ricreare un solido tessuto nelle categorie giovanili nelle varie discipline, la rinascita del Giro d’Italia Under 23 è l’esempio più eclatante.

Da troppo tempo i nostri giovani non si confrontavano ad alto livello internazionale ed i risultati lo testimoniavano in maniera spietata.

Credo che in un futuro a medio-breve termine ci godremo tutti i frutti di questo lavoro.

Se però vogliamo imitare il calcio, in caso di sconfitta ad Innsbruck, come ho ironizzato in una recente intervista, sarà sufficiente ingaggiare il commissario tecnico della Slovacchia.

Sinceramente non lo conosco, ma uno che vince tre mondiali gli ultimi tre anni, in ammiraglia deve essere un fenomeno!

Di Gian Luca Giardini Copyright © INBICI MAGAZINE

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