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L’INTERVISTA: “ALLA NOVE COLLI PIÙ DEL MARKETING CONTA LA PASSIONE”


Sicurezza, doping, soldi, strade e Pantani. Alessandro Spada, presidente della più importante granfondo d’Europa, ci racconta le origini ed il futuro dell’evento

 

Bastano quattro chiacchiere con Alessandro Spada per cogliere la vera essenza della Nove Colli.

In tanti, al suo posto, volerebbero tre metri sopra al cielo, facendoti sentire il peso di quei tredicimila iscritti e spiattellandoti sotto il naso l’insegna blasonata di “granfondo più importante d’Europa”.

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Lui, invece, pur nella piena consapevolezza di presiedere un evento planetario, ha scelto il low-profile, nascondendo puntualmente i propri meriti e facendoti capire, ad ogni sospiro, che la Nove Colli non ha padroni né padrini, ma è – e sarà sempre – un patrimonio di tutti.

E così, quando qualcuno spinge per la svolta 2.0. e per svendere l’anima della manifestazione alle fredde logiche del marketing, lui – citando dal vangelo secondo Vanzolini – con l’aria del “garnadone” replica serafico: “Spiacenti, ma lo spirito della Nove Colli non si tocca”. Perché, in fondo, Alessandro Spada – che di professione fa il falegname – meglio di tutti sa che “un albero senza radici è solo un pezzo di legno”.

Spada, cosa vuol dire oggi essere il presidente della Nove Colli?

“Guardi, io mio ritengo a tutti gli effetti un presidente a ‘km 0’. Sono il referente di un gruppo di ‘artigiani delle granfondo’ che, pur in un progetto di crescita globale, ci tengono a restare fedeli alle loro origini. Noi ci identifichiamo con i valori del ciclismo degli amatori, non certo con quelli degli ex professionisti che vengono alla Nove Colli per stravincere”.

Si dice che lei non ricordi neppure l’albo d’oro delle ultime edizioni…

“Di certo più di Rumsas ricordo molto più volentieri un personaggio come Paolo Taddeo che, qualche anno fa, arrivò ultimo e ci regalò una commovente pagina di sport. Ecco, ciò che mi conforta è che la storia della Nove Colli – in questi 47 anni – l’abbiano sempre fatta gli uomini di retroguardia”.

 

Alessandro Spada,Presidente Fausto Coppi Cesenatico

 

Dunque, al bando gli ex professionisti dalla corsa…

“Non voglio essere così drastico ma, se vogliamo affrontare l’argomento, vi faccio un nome: Purito Rodriguez. Ci è venuto a trovare lo scorso anno e, dal primo all’ultimo istante, si è comportato da vero signore, calandosi perfettamente nel clima della festa. Ecco mi piacerebbe che molti ex professionisti prendessero esempio da lui”.

Dopo 47 anni, la sensazione – almeno dall’esterno – è che la Nove Colli sia ormai diventata una macchina organizzativa perfetta. E’ davvero così?

“In realtà, chi lavora nella pancia dell’evento, sa perfettamente che, ogni anno, per mettere in piedi una nuova edizione facciamo miracoli. Perché – vorrei che non lo si dimenticasse mai – noi siamo tutti volontari che operano senza fini di lucro mossi unicamente dall’amore per il ciclismo e per il nostro territorio. Io stesso, che pure presiedo una realtà dal profilo internazionale, non percepisco neanche un centesimo di stipendio. Poi è chiaro che in questi anni abbiano maturato esperienze e professionalità perché diversamente un evento con tredicimila iscritti non lo puoi gestire ma – oggi come ieri – è lo spirito volontaristico il principale motore della Nove Colli”.

C’è qualche aspetto che, secondo lei, potrebbe ancora essere migliorato?

“Penso che, fino a 4-5 anni fa, avevamo qualche problema con la comunicazione, nel senso che, secondo me, non raccontavamo nel modo più appropriato i veri valori della Nove Colli. Oggi, dopo aver impartito le giuste direttive e dopo aver lasciato più libertà operativa al nostro ufficio stampa, ritengo che l’evento sia presentato nel modo corretto”.

Una volta la Nove Colli era un evento quasi unico, oggi – nel calendario granfondistico nazionale – sgomitano centinaia di appuntamenti. Che idea si è fatto?

“Cinquecento granfondo in Italia sono tante, anzi troppe. In parte questo proliferare di eventi certifica la passione sempre crescente per il mondo della bicicletta, ma in parte dimostra anche come certi organizzatori si siano illusi che, dietro a queste manifestazioni, ci sia sempre del profitto. E’ un approccio sbagliato e superficiale che si ripercuote inevitabilmente sulla qualità di certe granfondo che, a mio modo di vedere, non dovrebbero essere neppure autorizzate. In questo senso, la Federazione ha sempre imposto determinati standard di sicurezza, ma per fortuna vedo che anche Acsi, con la Uisp subito dietro, stanno ormai orientandosi verso protocolli organizzativi più seri e meno improvvisati”.

A proposito di sicurezza, cosa ne pensa del dibattito che si è scatenato quest’anno, soprattutto dopo la tragica morte di Michele Scarponi?

“Sappiamo che, per numeri ed immagine, la Nove Colli fa tendenza e non ci vogliamo sottrarre a certe responsabilità. Ad esempio, qualche anno fa, fummo i primi a proporre come gadget il caschetto protettivo quando, a quei tempi, non lo utilizzava praticamente nessuno. Oggi siamo ancora più sensibili al problema della sicurezza e pensiamo che si possa, e dunque si debba, fare di più”.

Ad esempio?

“Spiace che la fine della legislatura abbia vanificato l’approvazione delle modifiche al codice della strada, ma ciò non toglie che le aziende, anche in presenza di un vuoto legislativo, possano dare il loro significativo contributo. Condivido il pensiero dell’amico Roberto Sgalla quando sostiene che la ‘visibilità del ciclista’ sia uno dei problemi più importanti sulle nostre strade. E allora mi chiedo: per quale ragione, ad esempio, le aziende di abbigliamento tecnico non producono i loro capi con colori o bande catarifrangenti? E perché, per fare un altro esempio, chi produce componenti non mette sul mercato dei led luminosi collegati al sistema frenante? Oltre allo specchietto retrovisore, sarebbero due banali accorgimenti tecnici che, come dicono gli esperti ancor prima del sottoscritto, potrebbero fare la differenza”.

Solo un problema di infrastrutture e di componenti dunque?

“No, è un problema anche di senso civico. Sulle nostre strade, piaccia o no, si percepisce da sempre la diffidenza reciproca, per non dire l’ostilità, fra ciclisti ed automobilisti, come se una serena convivenza fosse impossibile. Per questa ragione a breve organizzeremo una conferenza pubblica per parlare proprio di questo tema. Mi auguro sia un’occasione per riflettere e, dunque, anche per costruire una nuova sensibilità”.

Il tema della sicurezza, per la Nove Colli, non si esaurisce però solo il giorno della gara…

“Vero, in questi anni abbiamo maturato una consapevolezza più ampia del concetto di sicurezza che, per noi, non comincia con lo start della domenica mattina, bensì una settimana prima quando posiamo sulla strada la prima transenna. Qualche anno fa ci siamo affidati ad un’agenzia specializzata nella sicurezza sul lavoro per fare in modo che tutte le attività di allestimento vengano effettuate nel rigoroso rispetto delle norme. Anni fa, per dirne un paio, vedevo le ciabatte elettriche in mezzo ai prati e gli operai in bilico sui ponti, oggi tutti i quadri sono appesi agli alberi e certe acrobazie da noi non sono più ammesse. Perché chi organizza eventi di questa portata ha il dovere morale di tutelare l’incolumità degli atleti, ma anche delle maestranze che lavorano dietro le quinte”.

Nove Colli 2016 – Cesenatico – 20/05/2016 – – foto Roberto Bettini/BettiniPhoto©2016

C’è una nube, però, che aleggia sul futuro della Nove Colli: le condizioni disastrate delle strade romagnole…

“E’ il problema che ci preoccupa di più. In passato ho lanciato tanti appelli, ma è chiaro che la mia voce non basta. Serve una volontà politica bipartisan che parta, in primis, dalla Regione. Su questo tema le istituzioni non possono agire autonomamente, ma devono fare rete. Operando in sinergia siamo riusciti, non a caso, ad ottenere nel 2017, per le tre province romagnole, circa un milione di euro. E’ una cifra significativa, anche se, un decennio fa, per la manutenzione delle strade, la Romagna spendeva in media circa dieci milioni di euro l’anno”.

Sul doping avete avuto sempre un approccio di severità, ma qualche volta il problema vi ha toccato da vicino…

“Si può fare prevenzione, ma non chiedetemi di giurare, ogni edizione, sull’onestà di 13mila iscritti. Noi, in ogni caso, anche con la discrezione dovuta, quello che potevamo fare l’abbiamo sempre fatto, ad esempio rifiutando l’iscrizione di atleti in odore di doping e, quando era necessario, restituendo pure i soldi. Poi, in alcune circostanze, abbiamo anche ricevuto la letterina di diffida da parte di qualche avvocato, ma la Nove Colli, come recita il nostro statuto, è una gara ‘ad invito’ e dunque se riteniamo che qualche atleta non sia eticamente in linea con i nostri principi, quell’atleta resta a casa”.

Non è una colpa, ma si dice che – con poco più di 900mila euro di introiti annui per le iscrizioni (senza contare gli sponsor) – la Nove Colli sia una manifestazione straordinariamente ricca…

“Le cifre sono quelle e, del resto, sul piano amministrativo, siamo sempre stati trasparenti, operando in linea geometrica con i dettami del nostro statuto. Ogni tanto, però, bisognerebbe considerare anche le uscite che, per un evento del genere, sono tutt’altro che marginali. Lo scorso anno, ad esempio, la presenza di Vittorio Brumotti ha inciso parecchio anche se, in termini di visibilità, mi pare che l’investimento sia stato ripagato. Inoltre, la comunicazione ha un costo elevato, penso alle spese di service per la diretta Rai o per la pubblicità tabellare sulla Gazzetta dello Sport. Sinceramente, e mi riferisco in particolare alla diretta Rai, è una spesa di cui – come Nove Colli – potremmo tranquillamente fare a meno, ma che negli ultimi anni ci siamo accollati per dare ancora più impulso alla promozione turistica del territorio. Non è detto però che in futuro – senza un adeguato sostegno da parte delle istituzioni pubbliche, delle categorie o dei consorzi turistici – ripeteremo l’investimento”.

A proposito di “uscite”, siete molto attivi anche sul fronte della solidarietà e della pratica sportiva tra i giovani. C’è qualche nuova idea in cantiere?

“Il sogno, anzi direi ormai il progetto, è creare a Cesenatico una grande scuola di ciclismo nella quale far confluire tutti i giovani – dai 5 ai 16 anni – del territorio provinciale. Con questo ambizioso obiettivo stiamo dialogando, da tempo, con l’amministrazione comunale per costruire un ciclodromo in un’area che è già stata individuata. E’ chiaro che servirà una condivisione di intenti e di impegni ma, poiché mi pare di cogliere un interesse reale a tutti i livelli, sono ragionevolmente ottimista”.

Presidente Spada, non possiamo non chiudere con Pantani…  

“Con la famiglia c’è un rapporto di rispetto e di dialogo sempre aperto. Al di là delle frizioni del passato, Marco è sempre rimasto nel nostro cuore e non è detto che, in futuro, non si possa trovare un modo ancora più bello per rendergli omaggio. Inutile dire che, oggi come quattordici anni fa, saremmo i primi ad esserne felici”.

a cura di Mario Pugliese Copyright © INBICI MAGAZINE

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