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Elena Cecchini - foto Rizzi

RIFORMA UCI FEMMINILE. IL PARERE DI ELENA CECCHINI


Anche se ultimamente non ci sono state particolari novità, è da un po’ di tempo che si discute della riforma che l’ Unione Ciclistica Internazionale dovrebbe rendere effettiva dal 1 Gennaio 2020.

Nelle scorse settimane ci siamo occupati di tale tema intervistando tra i tanti anche i direttori sportivi delle Professional italiane. Molte sono state le critiche e le polemiche sollevate dalle squadre maschili, e invece, riguardo alle cicliste? Con una serie di interviste cercheremo di capire quale cambiamento potrebbe portare la riforma nel ciclismo femminile.

Abbiamo chiesto a Elena Cecchini, atleta italiana della Canyon Sram, di raccontarci la sua opinione: “Ho saputo qualcosa sulla riforma dal mio team. Vedo tanti diritti per noi ragazze, il che è un bene, molti vantaggi per l’UCI ma pochi per le squadre. Per il bene del ciclismo femminile il cambiamento ci deve essere ed è positivo, tuttavia non bisogna dimenticarsi di sostenere anche i team che fanno numerosi sforzi economici. Non tutti avranno le possibilità di entrare nel World Tour. Da italiana, penso anche al nostro movimento e credo che potremmo passare, nei prossimi anni, dei momenti difficili, anche perché ritengo che al momento non ci siano formazioni italiane in grado di sostenere i costi per entrare nel W.T. C’è anche il rischio di veder molte atlete talentuose migrare all’estero per tale motivo. Infine, poiché le squadre dovranno avere un numero preciso di cicliste, molto probabilmente avverrà una selezione che porterà ad appiedare alcune ragazze”.

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Riguardo ai diritti, verranno introdotte alcune tutele per le atlete. Nessuna ciclista potrà correre più di 75 giorni durante la stagione (non verranno conteggiate le corse con la nazionale) e dovranno esser concessi anche 30 giorni di vacanza. Inoltre le cicliste saranno coperte in caso di malattia, di maternità e altre garanzie minori. “Sono ovviamente a favore dei diritti sul lavoro per le donne, – continua Elena – credo che dovremmo essere trattate come i nostri colleghi uomini, anche perché i nostri sforzi non sono di certo minori. Ho delle perplessità solo sulla maternità. Noi siamo al pari delle libere professioniste, lavoriamo con il nostro corpo e non me la sentirei di pedalare fino al sesto mese. Un giorno spero di essere mamma anch’io perché penso sia una cosa stupenda, tuttavia quando avverrà, sapendo che è incompatibile con l’attività da ciclista, smetterò per quel periodo di correre”.

Una delle critiche mosse è stata sulle tempistiche della riforma. “La cosa strana è che c’è stato un boom improvviso e attualmente invece è difficile trovare altre informazioni. A questo punto spero che la riforma si attui il prima possibile e mi auguro che il nostro team possa ambire fin da subito a entrare nel World Tour”. Non ci resta che aspettare l’UCI e vedere se durante la stagione verranno prese ulteriori decisioni in merito.

A cura di Davide Pegurri per InBici Magazine

 

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