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MARATONA DLES DOLOMITES: QUANDO IL CICLISMO LO DICE CON I FIORI


È stata un’edizione memorabile quella andata in scena ieri nella splendida cornice dolomitica: i “Ciuf” (fiori), tema di quest’anno, hanno fatto da cornice a una pedalata faticosa ed entusiasmante per i 6871 ciclisti che ieri hanno avuto il privilegio di essere parte di questo evento, benedetto da una magnifica giornata di sole che ha esaltato la bellezza della flora di queste montagne.

Partecipare alla Maratona dles Dolomites non è solo prendere parte a una gara, ma è un’esperienza coinvolgente che inizia già dai giorni precedenti, dal momento del nostro arrivo sulle Dolomiti. Il primo contatto con le montagne è sempre emozionante, poi l’adrenalina che cresce all’avvicinarsi dell’evento, i preparativi della vigilia, i dubbi che ti tormentano sono elementi fondamentali per rendere quest’avventura ogni volta sempre più speciale. L’amico Fabio, alla sua prima partecipazione, ha la felicità di un bambino che entra in un parco giochi e mi contagia con la sua voglia di prender parte alla festa.


L’alba della domenica ci accoglie nelle griglie di partenza, già affollate. Il sole illumina le rocce rosa delle montagne e i verdi prati ricoperti di fiori, che oggi saranno protagonisti assoluti. I volti dei ciclisti, assonnati dalla levataccia, si schiudono dalle tensioni e si allargano in un sorriso. Anche quelli più concentrati, quelli che “faranno la gara” non possono rimanere insensibili a questa meraviglia che si rinnova. “Le piante sono creature superiori, perché continuano a crescere: i fiori che si rigenerano, i petali che si riproducono, i tronchi che si allargano”.

È con queste frasi che ci prepariamo alla nostra gara.
Poi arriva il countdown e l’emozione della partenza. Si va subito a tutta nel falsopiano iniziale che da La Villa ci porta a Corvara e all’attacco dei passi dolomitici. Si fa subito fatica ma la freschezza e l’entusiasmo non fanno sentire la fatica, almeno sul Campolongo. Sul più impegnativo Pordoi ci pensa la bellezza del paesaggio a distrarti, mentre dall’alto si osserva il tradizionale serpentone di ciclisti che si arrampica sui tornanti. Il Sella invece non perdona con le sue pendenze arcigne e le gambe rese fredde dalla discesa precedente tutta in ombra. Saluto l’amico Giovanni che mi supera con la sua pedalata agile e sparisce presto alla mia vista. Sul Gardena scopro di non essere nelle mie giornate migliori, rallento l’andatura e mi godo lo spettacolo, lasciandomi scorrere addosso i ciclisti che hanno un altro passo. Si passa un’altra volta da Corvara, stavolta affollata di gente festante che ti incita e sostiene il tuo sforzo. Cambio borraccia al volo e via per il secondo giro.

Sfruttiamo il più agevole tratto di Fodom per alimentarsi e ritrovare la pedalata. A noi che faremo il lungo ci aspetta il moloch della corsa, il temutissimo passo Giau. Lo preparo fermandomi al ristoro del Colle Santa Lucia dove vengo inondato dalla gentilezza del personale volontario. Se questo evento è ogni volta ben riuscito lo dobbiamo anche a loro. Ringrazio e riparto. E mi preparo a soffrire. Sul Giau la fatica è condivisa, ognuno con la sua storia, i suoi crampi, le sue difficoltà ma tutti accomunati dalla voglia di arrivare in vetta.

Dopo un’ora di arrampicata mi trovo in cima, dove ritrovo l’amico Marco che mi aveva superato poco prima: ripartiamo insieme dal ristoro e da lì sarà gara comune. La lunga salita verso il Falzarego-Valparola è apparentemente più facile, ma qui l’oste presenta il conto delle fatiche accumulate. In cima è quasi fatta, con una lunga e veloce discesa dove molti partecipanti si troveranno con le lacrime agli occhi per la gioia dell’impresa portata a termine. Il “simpatico” Mur del Giat sarà una sfida tra l’equilibrio e la speranza di non avere crampi, ma qui è l’incitamento del pubblico che ti trascina su. Ci accoglie alla fine il rettilineo finale, degno di una gara professionistica, dove la festa è già in pieno svolgimento.


E ognuno può festeggiare la sua personale vittoria, per il risultato finale, per il tempo impiegato o anche solo per avercela fatta. Ma tutti porteranno egualmente nel cuore la propria esperienza di partecipazione a questo evento al quale non si può proprio mancare. Appuntamento quindi al prossimo anno che vedrà al centro il tema dell’Umanité: un invito ad avere speranza e fiducia in noi, esseri umani di ogni latitudine e continente, che abbiamo ancora molto da imparare in termini di salvaguardia del pianeta.

a cura di Michele Bazzani – Copyright© InBici Magazine ©Riproduzione Riservata

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