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Hugo Pernini

HUGO PERNINI, IL CICLISTA NATO NEL POSTO SBAGLIATO


Come ci ricordano i palmares delle più importanti corse del mondo, il ciclismo e l’Argentina sono due universi agli antipodi. I bikers “gauchi” sono, da sempre, qualcosa di raro e, infatti, in Argentina – terra di calcio, di basket e di rugby – gli sport a pedali non hanno mai attecchito.

La storia di Hugo Pernini, classe 1966, originario di San Juan, è dunque soprattutto una storia di passione, di un ciclista nato forse nel paese sbagliato ma che, alla fine, con la forza dell’ostinazione, ha coronato il suo sogno. E così, dopo 23 anni in bicicletta, nel 2021 è riuscito a laurearsi campione nazionale nella sua categoria regina del cross-country.

Hugo, parlaci della situazione attuale del ciclismo in Argentina…

“La situazione qui in Argentina è un po’ complicata per quanto riguarda il ciclismo. Il movimento non ha alcun sostegno da parte della Federazione e tutto è lasciato all’iniziativa dei singoli. Sono 3 anni che gareggio sotto le insegne del KtmBikesArgentina. Se oggi ho una sella su cui correre devo dire grazie a loro”. 

Ma il ciclismo, in futuro, potrebbe diventare qualcosa di più serio in Argentina?

“Non credo perché l’embargo contro il ciclismo nasce da un fattore prevalentemente culturale. Qui lo sport è, da sempre, in difficoltà e se non sei un giocatore di calcio puoi dimenticarti qualsiasi genere di supporto. E’ una questione politica e non vedo cambiamenti all’orizzonte”.

Non c’è luce neppure per chi vince corse importanti?

“No, per il ciclismo c’è al massimo un trafiletto nel taglio basso. Io sono molto felice di fare quello che mi piace, ma non ho l’illusione di trovare un giorno il mio nome sul giornale”.

Le squadre in Argentina non danno la possibilità di avere un contratto con uno stipendio, ma pagano solo il viaggio e l’iscrizione alle gare: è così difficile trovare uno sponsor?

“Qui si contano sulle dita della mano i ciclisti che hanno un contratto con un marchio. E comunque anche quei contratti generalmente non ti permettono di vivere”.

Sei un ciclista ormai da 23 anni: cosa ti spinge a continuare nonostante le difficoltà? 

“Vado in bicicletta perché mi appassiona. Anche se il contesto che mi circonda è scoraggiante non riuscirei mai a starne senza”.  

Descrivici la tua bici?

“E’ una KTM MYROON PRESTIGE top di gamma che mi è stata regalata da Ktm. Io ho dato indietro il mio telaio e loro mi hanno dato questo, è stata una permuta, ma a mio favore. Geometria corta e foderi bassi: è una bici che adoro”.

Come sei riuscito a guadagnarti da vivere in questi anni? 

“Sono stato costretto a lasciare il ciclismo nel mio momento migliore per poter studiare. Ho venduto la mia bici in quel momento e sono riuscito a laurearmi come Kinesiologo, che è la professione che faccio ora”.

In definitiva, che cosa significa essere un ciclista in Argentina?

“E’ molto difficile, ma il sapore della vittoria è lo stesso a qualsiasi latitudine”.

a cura di Leonardo Serra ©Riproduzione Riservata-Copyright© InBici Magazine

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