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Jacob Fuglsang e la saggezza dei quarant’anni!


Jacob Fuglsang ha compiuto quarant’anni un mese fa. Assieme al Chris Froome condivide la stessa maglia, nella Israel e lo stesso anno di nascita, 1985 e una lunga carriera in sella. Hanno solo due mesi di differenza ma la stessa grinta nello stare in sella. Il traguardo dei 40 anni lo si nota anche per qualche piccola ruga da sforzo sul viso. Di battaglie ne hanno fatte tante insieme, da avversari su tanti fronti del ciclismo mondiale, dai Tour de France alla Vuelta al Giro e a tutte le corse che contano. Ma il ciclismo, da quando Froome e Fuglsang sono arrivati nel professionismo, è davvero cambiato. Anche se a differenza di Froome che aveva giocato a rugby e hockey su prato, il danese Jacob è arrivato al ciclismo su strada grazie ad una importante carriera in mountain bike.

Quarant’anni e non sentirli? Non lo so, so solo che ho quarant’anni ma nella testa non mi sento di avere quarant’anni, anche se sento che la fine è vicina. Ma ho ancora voglia di correre in bicicletta e la bicicletta sarà sempre parte della mia vita. Ma le gare e le guerre, le battaglie in gara per le posizioni, per la classifica non mi stimolano più. Non mi mancheranno le grandi battaglie, non posso dire che adesso ho paura a buttarmi in volata o gioì nelle discese, sono diventato più saggio, non rischio più come prima, penso a adesso alla mia famiglia e a quello che ho a casa”.

E il danese ha una analisi profonda: “Nel passato non andavamo così senza testa in discesa e dappertutto, nelle volate, negli sprint. Avevamo più testa, eravamo più controllati. Quando sono passato io si vi Ceva in salita o nelle tappe di pianura ma non si facevano gli sprint in salita. I ragazzi di adesso vanno davvero tanto forte. Il ciclismo di adesso non lo posso definire più rischioso ma non c’è più il rispetto dei ruoli tra i corridori, questo è il problema principale. Lo ribadisco, non c’è più rispetto tra i corridori, puoi fare tutte le regole per la sicurezza e tanto altro ma se i nuovi arrivati non rispettano chi ha fatto ciclismo fino ad ora inutile mettere tante regole”.

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Ormai Jacob Fuglsang guarda alla fine della stagione con la saggezza di un corridore consapevole di avere dato il massimo nella sua carriera. E pensa al futuro senza la bici: “Ho fondato un’azienda di abbigliamento nel ciclismo, un marchio interessante e che porterò avanti con grande passione e quindi rimarrò nel ciclismo”, conclude con la saggezza dei quarant’anni.

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