Come riportato da cyclinguptodate.com:
Frans Maassen, attuale direttore sportivo del Team Visma | Lease a Bike, ha condiviso riflessioni personali sull’era dell’EPO negli anni ’90, periodo che lo ha costretto a lasciare il ciclismo professionistico a soli 30 anni. Vincitore dell’Amstel Gold Race nel 1991, Maassen era considerato una promessa del ciclismo, ma la diffusione del doping lo rese sempre meno competitivo.
Nel podcast “In de Waaier”, Maassen ha raccontato come l’EPO abbia trasformato il gruppo, creando un divario tra chi si dopava e chi, come lui, sceglieva di non farlo. “Non capivo come potesse fare una differenza così grande,” ha detto. “Improvvisamente c’erano due velocità nel ciclismo. Questo mi ha reso molto difficile continuare, perché non vincevo più nulla, e vincere era ciò che mi motivava.”
Un episodio emblematico lo segnò profondamente. “Ricordo una gara al Drielandenpunt: mi sentivo in forma come mai prima, eppure venni superato da oltre 100 corridori a metà percorso.” Maassen, con livelli di ematocrito intorno al 44-45%, si trovava svantaggiato rispetto ai colleghi che superavano il limite del 50%, allora usato come indicatore del doping. Nonostante le difficoltà, Maassen non cedette alla tentazione del doping, pur confessando che ci pensò seriamente. “Ci sono andato vicino, ma qualcosa mi ha trattenuto, e oggi sono molto felice di non averlo fatto.”
Il declino delle sue prestazioni non fu solo una crisi professionale, ma anche personale. “Guadagnavo bene, ma non potevo godermelo. Se sei pagato come leader e non riesci a esserlo, ti senti uno schifo,” ha ammesso. L’era dell’EPO, ha aggiunto, fu un periodo difficile per molti corridori, ma Maassen rimane un esempio di integrità in un’epoca buia per il ciclismo. Per ulteriori dettagli sulla sua intervista, è possibile consultare il podcast “In de Waaier”.

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