Il Tour de France rappresenta uno degli eventi più attesi e impegnativi nel panorama ciclistico mondiale. La preparazione per questa competizione varia significativamente tra velocisti e scalatori, due categorie di atleti con obiettivi e metodi di allenamento molto diversi. Ogni ciclista adotta strategie specifiche, dettate dalle proprie caratteristiche fisiche e dagli obiettivi di gara, per affrontare al meglio le sfide del Tour.
Per i velocisti, come Tim Merlier e Biniam Girmay, la preparazione prevede spesso la partecipazione a gare di un giorno, come quelle in Belgio, oppure a competizioni di alto livello come il Critérium du Dauphiné. Questo approccio consente loro di affinare la tecnica e mantenere un’ottima condizione fisica. Al contrario, scalatori di spicco come Tadej Pogačar, Jonas Vingegaard e Remco Evenepoel si concentrano su gare che simulano le difficoltà del Tour, come il Dauphiné, considerato un banco di prova ideale grazie ai percorsi e alle salite simili a quelle del Tour.
Un elemento fondamentale nella preparazione dei ciclisti è l’allenamento in altitudine, particolarmente apprezzato dagli scalatori e dai corridori per la classifica generale. Questo tipo di allenamento offre numerosi benefici fisiologici, come l’aumento della conta dei globuli rossi e dell’efficienza aerobica, migliorando così le prestazioni nelle lunghe salite. Squadre come UAE Emirates e Visma Lease a Bike pianificano meticolosamente campi di allenamento in alta quota, coinvolgendo tutto lo staff, dai fisioterapisti ai nutrizionisti, per creare un ambiente ottimale per gli atleti.
Un esempio concreto è dato da Pavel Sivakov e Matteo Jorgenson, che hanno trascorso rispettivamente 12 e 11 giorni in altitudine prima del Tour 2024. Sivakov ha dormito a 2.000 metri, tornando al livello del mare sei giorni prima della gara, mentre Jorgenson ha dormito a 2.100 metri, rientrando otto giorni prima. Questi dettagli, seppur minimi, possono fare una grande differenza durante le tre settimane di gara.
I velocisti, invece, raramente si allenano in altitudine. Per loro, la priorità è affinare la potenza di picco, il posizionamento e la sinergia con il team. Come riportato da velo.outsideonline.com, questi atleti preferiscono partecipare a gare che consentano loro di mantenere freschezza e prontezza per le prime tappe del Tour, spesso caratterizzate da sprint di gruppo. La preparazione dei velocisti si concentra quindi su sessioni intense ma brevi, mirate a migliorare le capacità di sprint in situazioni reali.
La preparazione degli scalatori, invece, è molto più strutturata e intensa. Nei mesi precedenti al Tour, questi atleti seguono programmi di allenamento che includono volumi consistenti e sessioni mirate a migliorare il VO2 Max e la soglia anaerobica. Ad esempio, Jorgenson ha seguito un programma di 11 giorni che prevedeva sessioni di resistenza, intervalli VO2 Max e test di soglia. Questi allenamenti sono essenziali per affrontare le lunghe salite e le prove a cronometro del Tour, dove spesso si decide la classifica generale.
Un aspetto interessante è la diversità delle strategie adottate dai ciclisti. Mentre alcuni velocisti preferiscono gareggiare fino a poche settimane prima del Tour, altri, come Kaden Groves, scelgono di prendersi una pausa per recuperare dopo competizioni impegnative come il Giro d’Italia. Allo stesso modo, alcuni scalatori partecipano a gare come il Tour de Suisse, che termina a soli 13 giorni dall’inizio del Tour, mentre altri optano per periodi di allenamento in montagna lontano dalle competizioni.
La preparazione per il Tour de France è un processo complesso e personalizzato, che riflette le esigenze specifiche di ogni atleta. Mentre i velocisti affinano le loro abilità tecniche e tattiche, gli scalatori si concentrano su sessioni di resistenza e intensità in alta quota. Questa diversità di approcci rende il Tour una competizione unica, dove ogni dettaglio può fare la differenza.
Con il continuo evolversi del ciclismo professionistico, è affascinante osservare come cambiano le strategie di preparazione. Chissà, forse in futuro verranno introdotti nuovi metodi che rivoluzioneranno il modo di allenarsi per il Tour. Per ora, rimane chiaro che ogni ciclista deve trovare il proprio equilibrio tra allenamento, competizione e recupero per affrontare al meglio questa sfida epica.

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