Il mondo delle Gran Fondo, eventi ciclistici amatoriali che si svolgono ogni weekend in Europa e nel resto del mondo, sta affrontando un grave problema di doping. Questi eventi, che attirano migliaia di ciclisti, sono diventati un terreno fertile per comportamenti illeciti, con molti atleti che riescono a eludere i controlli antidoping. Sebbene il ciclismo professionistico abbia fatto progressi significativi nella lotta contro il doping, la situazione nel settore amatoriale è ben diversa, con test raramente effettuati e una cultura del doping che sembra diffondersi.
Nel 2024, diversi ciclisti amatoriali sono stati coinvolti in scandali di doping, tra cui il francese Stephane Cognet, vincitore della Fausto Coppi Gran Fondo, che è risultato positivo al Betametasone, uno steroide anabolizzante. Altri atleti, tra cui un campione italiano dei Masters, sono stati trovati positivi per sette sostanze vietate, mentre un altro ciclista italiano non ha fornito un campione durante il Gran Fondo Sestriere Colle delle Finestre. Questi casi evidenziano un problema crescente, con sempre più atleti che ricorrono a sostanze proibite per migliorare le loro prestazioni.
Un aspetto preoccupante è che i costi per i test antidoping superano i €1.000, rendendo difficile per gli organizzatori investire in misure preventive. Di conseguenza, molti eventi non prevedono controlli antidoping, e gli organizzatori sono consapevoli che ci sono ciclisti dopati al via delle gare, ma spesso non possono fare nulla al riguardo. Un organizzatore di Gran Fondo in Italia ha affermato: “Ogni weekend sappiamo che ci sono persone sulla griglia di partenza che si dopano. Lo sappiamo e basta.”
Secondo John Woodson, esperto di doping amatoriale, la situazione è diventata una sorta di “far west”. Woodson ha documentato l’uso di sostanze come EPO, testosterone e integratori contaminati tra i ciclisti amatoriali. La maggior parte dei ciclisti coinvolti nel doping ha un’età compresa tra i 40 e i 60 anni, e molti di loro non si vergognano di ammettere di voler competere a tutti i costi. Questo fenomeno è aggravato dalla pressione sociale e dalla cultura competitiva che circonda le Gran Fondo.
Le Gran Fondos attirano ciclisti di tutte le età e abilità, e la competitività è alta, spesso paragonabile a quella delle gare professionistiche. Anche se i premi in denaro sono limitati nella maggior parte degli eventi, ci sono eccezioni significative, come l’Abu Dhabi Gran Fondo, che offre un montepremi di circa €465.000. Questo tipo di incentivazione economica spinge alcuni ciclisti a cercare vantaggi illeciti, aumentando ulteriormente il rischio di doping.
In Italia, la Federazione Ciclistica Italiana ha adottato misure per combattere il doping tra gli amatori, imponendo sanzioni economiche per i ciclisti sospesi. Gli organizzatori di Gran Fondo che desiderano il supporto della federazione devono inserire una clausola nelle iscrizioni che prevede multe fino a €50.000 per i ciclisti trovati positivi. Tuttavia, la vera efficacia di queste misure è ancora da dimostrare, poiché molti ciclisti continuano a ritenere che le possibilità di essere scoperti siano basse.
La lotta contro il doping nel ciclismo amatoriale richiede un impegno significativo e investimenti da parte delle autorità competenti. Senza un aumento dei controlli e senza una maggiore consapevolezza del problema, il doping nelle Gran Fondos continuerà a prosperare. La cultura del doping, alimentata dalla competitività e dalla ricerca di riconoscimento, rappresenta una sfida seria per il futuro di questo sport. Se non si interviene, il doping rimarrà un argomento tabù, ma purtroppo una realtà quotidiana nel mondo delle Gran Fondo.

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