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photo @nalini.com

Nalini, cinquant’anni di sogni in maglia rosa


C’è un filo rosa che unisce la storia del ciclismo italiano: parte dalle mani artigiane di una piccola azienda mantovana e arriva sulle spalle dei più grandi campioni del pedale. È la storia di MOA Sport, casa madre del marchio Nalini, che da oltre cinquant’anni trasforma passione e tecnologia in abbigliamento tecnico d’eccellenza per chi vive la bicicletta.

Dalla pista all’ago e filo

Tutto nasce negli anni Settanta, quando Vincenzo Mantovani, argento olimpico a Tokyo ’64 nell’inseguimento a squadre, decide di restare nel mondo delle due ruote, ma con ago e filo in mano. Nasce così MOA Sport, un laboratorio dove ogni cucitura racconta una tappa di vita e di fatica. Accanto a lui arriva il fratello Claudio Mantovani, ex calciatore, che porta organizzazione e visione imprenditoriale. Da lì inizia la scalata di un marchio che farà la storia del ciclismo mondiale, costruendo una reputazione fondata su qualità, innovazione e artigianalità italiana.

Le maglie dei campioni

Chi non ricorda Gianni Bugno in maglia tricolore, Miguel Indurain dominatore del Tour, Claudio Chiappucci, Marco Pantani, Vincenzo Nibali, Fabio Aru? Tutti, almeno una volta, hanno vestito Nalini. L’azienda mantovana è stata il partner silenzioso di decine di squadre leggendarie come Carrera, Banesto, Astana, Bahrain Victorious e molte altre.

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Ogni jersey firmata Nalini è un concentrato di tecnica e artigianato: aerodinamica, traspirabilità, fondelli innovativi e materiali sviluppati nel reparto interno Nalini Lab. Tutto rigorosamente Made in Italy.

Il segreto è restare a casa

In un’epoca in cui molti produttori del settore tessile scelgono l’estero, Nalini ha deciso di restare a Castel d’Ario, dove ancora oggi si disegna, si taglia e si cuce. Oltre 250 persone lavorano tra ricerca, sviluppo e produzione. Una filiera corta, certificata e sostenibile, capace di sfornare ogni anno migliaia di capi destinati a professionisti, team e granfondisti di tutto il mondo.

Nel 2024 il fatturato ha superato i 16 milioni di euro, segno che il ciclismo italiano sa ancora pedalare forte nel mercato globale.

Non solo WorldTour

Oggi Nalini guarda avanti: collabora con il Team PostNL, con il Team Equa del ciclismo paralimpico, con eventi come Prosecco Cycling e L’Étape Parma by Tour de France. L’azienda sostiene lo sport amatoriale e quello inclusivo, unendo tradizione e sostenibilità. Le ultime collezioni, infatti, nascono da tessuti riciclati e da processi a basso impatto ambientale: meno CO₂, stessa qualità di sempre.

Made in Italy, sempre più mondiale

Innovazione, stile e cuore artigiano: ecco la formula che ha reso Nalini un simbolo del ciclismo internazionale. La sfida ora è duplice: restare fedele al suo DNA e continuare a innovare. Ma chi conosce la storia dei Mantovani sa che a Castel d’Ario non si molla mai.

“Ogni maglia che realizziamo è un piccolo omaggio al ciclismo. È la nostra passione che diventa tessuto.”

Cinquant’anni dopo, il sogno di Vincenzo continua a correre. E a vestire il mondo con l’eleganza e l’anima del Made in Italy.

A cura della redazione di Inbici News24
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