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Un soffio dal dramma sul muro di Bergamo: paura per Evenepoel nella “classica delle Foglie Morte”


C’è stato un attimo, oggi, in cui il Giro di Lombardia 2025 ha trattenuto il respiro. Un attimo soltanto, ma sufficiente a trasformare la magia della “classica delle Foglie Morte” in un sussulto collettivo, a un passo dal dramma. Sulla salita finale che porta a Bergamo Alta, immersa in un mare di tifosi e colori d’autunno, Remco Evenepoel stava lanciando l’ultimo, disperato inseguimento a Tadej Pogačar, quando un rallentamento improvviso ha rischiato di compromettere tutto — o peggio, di causare un incidente.

La strada, stretta e tortuosa, vibrava sotto l’urlo della folla. Il pubblico era ovunque: sulle curve, sulle transenne improvvisate, persino a pochi centimetri dai corridori. Ma in quel tratto, cruciale e non completamente delimitato, la convivenza tra passione e sicurezza ha mostrato il suo lato più fragile. Una moto di servizio con a bordo un fotografo e un’altra della Polizia Stradale si sono trovate improvvisamente a rallentare davanti al campione belga, impegnato nella rincorsa di Pogačar. Evenepoel, sorpreso, ha dovuto frenare di colpo, scartando di lato per evitare l’impatto. Per un soffio non è finito tutto lì, in un groviglio di metallo, flash e disperazione.

Le immagini televisive, riviste più volte, raccontano l’attimo di tensione meglio di mille parole. Lo sguardo incredulo del belga, il gesto di stizza, la folla che rumoreggia. Poi la corsa che riprende, il ritmo che si ricompone, e Pogačar che si invola verso un’altra vittoria — la quinta consecutiva — nella corsa che chiude la stagione e apre le porte all’inverno del ciclismo.

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Ma la bellezza del Lombardia, fatta di storia, di colline e di sacrificio, oggi ha mostrato anche le sue crepe. La mancanza di transenne in un tratto tanto decisivo, la vicinanza eccessiva del pubblico, la presenza di mezzi motorizzati in traiettorie delicate: tutti elementi che, combinati, possono trasformare lo spettacolo in rischio. Non è la prima volta che accade — la memoria corre a tanti episodi analoghi, da Froome al Tour a Nibali alla Vuelta — ma la sensazione è che, con l’aumentare della pressione mediatica, il ciclismo stia diventando sempre più vulnerabile a questi incidenti “di contorno”.

«È stato un momento complicato, poteva andare molto peggio», avrebbe commentato Evenepoel dopo l’arrivo, senza cercare polemiche ma con il tono di chi sa di essere stato fortunato. L’organizzazione, da parte sua, ha promesso verifiche: “Le condizioni del percorso saranno riesaminate con attenzione — si legge in una nota — per garantire la sicurezza di atleti e operatori”.

Eppure, dietro le dichiarazioni e le promesse, resta l’immagine più vera di questo Giro di Lombardia 2025: un campione lanciato all’attacco tra due muri di folla, un cuore che batte all’unisono con la sua bici, e un ostacolo imprevisto che per poco non rovina la magia. Il ciclismo vive di emozioni così, sul filo del rischio e della bellezza. Ma ogni tanto — e oggi più che mai — varrebbe la pena chiedersi se quel filo non sia diventato troppo sottile.

A cura della redazione di Inbici News24
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