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Fine corsa per una generazione in fuga


Un addio collettivo, sobrio e solenne

Il calendario del 2025 segna più di una data di arrivo: segna la fine di stagioni professionali, di capitoli lunghi e intensi. Non è il sipario di un singolo eroe, ma il congedo di una generazione che ha modellato il ciclismo recente: dai grandi giri alle classiche, dalle volate nei velodromi alle fughe solitarie sulle strade più impervie. Dieci nomi — uomini e donne — scelgono di fermarsi quando la passione resta intatta ma il corpo chiede rispetto. Il racconto che segue restituisce volti, scelte e piccoli epiloghi che meritano di essere ricordati con lo stile pacato e preciso di una cronaca di qualità.

Geraint Thomas — il signore del Tour

Geraint Thomas lascia dopo una carriera costruita sulla misura e sulla continuità. Il successo più grande, il Tour de France 2018, ha segnato un vertice riconosciuto, ma il valore del corridore gallese va oltre le maglie: è nell’abitudine alla disciplina, nella capacità di essere leader e gregario. Chiuderà la stagione 2025 con la stessa compostezza che lo ha accompagnato negli anni, preferendo un ritiro meditato alla resa forzata.

Kristoff e Démare — la razza dei velocisti

Alexander Kristoff e Arnaud Démare incarnano due versioni del velocista moderno: il norvegese potente e resistente, lanciafiamme del Nord; il francese elegante e glaciale nello sprint. Kristoff saluta le classiche e le volate di pioggia, Démare sceglie Paris-Tours per l’ultimo sipario. Entrambi lasciano un’eredità di tecnica, tempismo e professionalità: la memoria delle loro volate resta fotografata in mille arrivi memorabili.

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Majka e Bardet — quando la montagna insegna

Rafał Majka e Romain Bardet sono due amanti della salita che hanno trasformato la fatica in identità agonistica. Majka, con le sue maglie a pois e i ruoli di scudiero fedele, lascia il gruppo dopo aver saputo alternare leadership e disponibilità al servizio. Bardet chiude la carriera su strada dopo il Dauphiné, con il desiderio di esplorare il mondo gravel ma con la certezza di aver onorato la montagna con corse memorabili e uno stile da autentico attaccante.

De Marchi e Fraile — la bellezza della fuga

Alessandro De Marchi e Omar Fraile rappresentano l’anima dei fuggitivi: corridori che hanno spesso trasformato una fuga in poesia. De Marchi, generoso e affezionato alla sfida, chiude la carriera mantenendo l’orgoglio di chi ha cercato il risultato con umiltà. Fraile lascia per motivi personali e familiari, ma con il palmarès che testimonia la sua volontà di mettersi sempre in gioco nelle tappe più dure.

Elia Viviani — doppia anima, stessa passione

Viviani lascia la strada per tornare definitivamente alla pista: la sua carriera è stata un ponte fra due mondi, con l’oro olimpico a impreziosire una collezione di tappe nei Grandi Giri. Il Giro del Veneto segnerà l’uscita di scena, ma la sua storia resta esempio di versatilità e rigore tecnico.

Van Dijk e Deignan — due regine del ciclismo femminile

Ellen van Dijk e Lizzie Deignan sono state figure di riferimento per il movimento femminile: la prima, cronoman implacabile; la seconda, vincitrice di classiche monumento e campionessa del mondo. Entrambe lasciano un’eredità di concretezza e stile, contribuendo alla crescita di visibilità e professionalità del ciclismo femminile.

A cura della redazione di Inbici News24
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