tripoint SKIN
Inbici Bike Hotel 500x210

photo @SprintCyclingAgency

L’ultima volata di Viviani, De Marchi e Sbaragli


Nel ciclismo, ogni traguardo è anche un confine. C’è quello che si supera con le gambe e quello che si attraversa con la consapevolezza di aver dato tutto. Nel 2025, tre protagonisti del pedale italiano — Elia Viviani, Alessandro De Marchi e Kristian Sbaragli — hanno scelto di fermarsi. Tre storie diverse, tre modi opposti di intendere la corsa, ma la stessa voce quando si parla di passione e rispetto per la strada.

Elia Viviani, il campione che ha unito pista e strada

L’immagine di Elia Viviani sul gradino più alto del podio di Rio 2016, con l’oro olimpico al collo e la bandiera tricolore sulle spalle, resta una delle icone più luminose dello sport italiano del nuovo millennio. Nato a Isola della Scala nel 1989, Viviani ha saputo coniugare la velocità e la precisione della pista con la tenacia del velocista su strada. Dalla maglia della Liquigas ai successi con Sky, Quick-Step e Cofidis, il veronese ha attraversato un’epoca d’oro del ciclismo moderno, vincendo oltre ottanta corse, tra cui tappe al Giro d’Italia, alla Vuelta a España e il titolo europeo del 2018.

Nel 2025 correrà le sue ultime gare: il Giro del Veneto, la corsa di casa, e i Mondiali su pista di Santiago del Cile. “Rifarei tutto – ha detto – perché ogni vittoria, ogni sconfitta e ogni caduta mi hanno reso il corridore che sono.” Il suo addio sarà un omaggio alla completezza, al talento e alla disciplina di un atleta che ha incarnato due anime del ciclismo italiano: la potenza e l’eleganza.

✅ BETTINI PHOTO 728x180

Alessandro De Marchi, il fuggitivo che non ha mai smesso di crederci

Dove c’è una fuga, c’è spesso Alessandro De Marchi. Il “Rosso di Buja”, classe 1986, ha costruito la propria carriera sull’attacco, sulla generosità, sulla voglia di provare anche quando le possibilità sembravano minime. Corridore intelligente, capace di leggere le corse e di interpretarle con coraggio, De Marchi è stato un punto fermo per squadre come Cannondale, BMC e Jayco-AlUla.

Nel suo palmarès ci sono vittorie di peso, come quelle al Delfinato e alla Vuelta a España, ma il suo valore non si misura solo in risultati. È stato un simbolo del ciclismo puro, quello che non si arrende, che trova motivazione nella fatica stessa. Nel 2021, dopo un grave incidente al Giro d’Italia, molti pensavano che non sarebbe più tornato. Invece si è rialzato, ha continuato a correre, a inseguire, a cercare la fuga giusta. “Ho dato tutto quello che avevo – ha detto annunciando il ritiro – e mi piace pensare che il ciclismo mi abbia restituito molto più di quanto io gli abbia dato.” Il suo addio chiude la parabola di un atleta autentico, amato dal gruppo e rispettato dai rivali.

Kristian Sbaragli, l’equilibrio tra servizio e ambizione

Tra i tre, Kristian Sbaragli è forse il più discreto, ma non meno significativo. Toscano, classe 1990, ha vissuto il ciclismo come un mestiere e una vocazione. Dopo gli esordi con la MTN-Qhubeka, la prima squadra africana a entrare nel WorldTour, Sbaragli si è costruito una carriera da gregario di lusso, uomo squadra affidabile e capace di cogliere l’occasione giusta. Nel 2015 la vittoria di tappa alla Vuelta a España lo consegnò alla storia, ma ciò che lo ha reso speciale è stata la sua costanza, la professionalità, la disponibilità a lavorare per gli altri.

“Ringrazio tutte le persone che hanno creduto in me – ha scritto sui social –. È il momento di restituire al ciclismo ciò che mi ha dato.” Un epilogo sereno, da uomo che ha saputo vivere il gruppo e onorare ogni maglia indossata.

Tre addii che pesano come vittorie

Tre addii che lasciano un vuoto reale, non solo tecnico. Viviani, De Marchi e Sbaragli rappresentano tre anime complementari del ciclismo italiano: la classe, il sacrificio, la dedizione. Ognuno di loro ha interpretato la corsa a modo suo, ma tutti hanno saputo dare un significato profondo al verbo “pedalare”. In un’epoca in cui lo sport corre veloce e la memoria tende a sbiadire, le loro storie ricordano che il ciclismo non è soltanto un insieme di numeri e classifiche, ma un viaggio di uomini e strade, di giornate di sole e di pioggia, di partenze e di arrivi.

Nel 2025, quando calerà il sipario sulle loro carriere, resterà la loro eredità: quella di tre corridori che, più che vincere, hanno saputo onorarne il senso più profondo.

A cura della redazione di Inbici News24
Copyright © Riproduzione Riservata Inbici Media Group

Inbici Bike Hotel 500x210
Logo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *