Nel cuore delle Dolomiti, dove le vette si specchiano nel silenzio e la montagna impone rispetto, un imprenditore ha saputo coniugare turismo, cultura e sostenibilità come pochi altri in Italia. Michil Costa, albergatore di Corvara e anima della Maratona dles Dolomites, ha costruito in quasi quarant’anni un modello di sviluppo che supera i confini dell’evento sportivo per diventare un manifesto di cicloturismo consapevole e valorizzazione territoriale.
Dall’ospitalità familiare alla visione manageriale
Figlio di una storica famiglia di albergatori dell’Alta Badia, Costa guida con lo stesso spirito artigiano e visionario il rinomato hotel La Perla di Corvara, struttura simbolo dell’hotellerie dolomitica. Ma la sua figura trascende quella dell’imprenditore classico: è un innovatore culturale, un manager che ha fatto della responsabilità ambientale la leva per ripensare il turismo di montagna.
Negli anni, Costa ha compreso che il vero valore competitivo delle Dolomiti non sta solo nelle piste o nei panorami, ma nella qualità della relazione con il territorio. La sua filosofia si fonda su un principio chiaro: meno numeri, più significato. “Non servono più turisti,” ha dichiarato in un’intervista recente, “ma ospiti che sappiano ascoltare la montagna.”
La Maratona dles Dolomites: da evento a modello economico
Da questa visione nasce il progetto più conosciuto di Costa: la Maratona dles Dolomites, oggi una delle granfondo più prestigiose del mondo. Nata nel 1987 come gara tra appassionati, conta oggi oltre 30.000 richieste d’iscrizione l’anno, per un massimo di 8.000 partecipanti selezionati.
Ma dietro i numeri si nasconde una precisa strategia economica: la Maratona non è un business, è un motore di sviluppo sostenibile. L’indotto generato dall’evento, stimato in oltre 30 milioni di euro, si distribuisce tra strutture ricettive, ristorazione, artigianato locale e servizi di mobilità. Il modello Costa dimostra che è possibile conciliare turismo e sostenibilità, mettendo al centro non la quantità ma la qualità dell’esperienza.
Ogni edizione è legata a un tema culturale – dalla pace alla semplicità, fino alla “Lüm”, la luce – che orienta comunicazione e sensibilità collettiva. “La bicicletta è un pretesto,” spiega Costa, “il vero viaggio è dentro di noi e dentro la nostra comunità.”
Un laboratorio di sostenibilità e innovazione
Sotto la direzione di Costa, la Maratona dles Dolomites è diventata un caso di studio per la gestione sostenibile degli eventi sportivi. L’organizzazione ha ottenuto la certificazione Green Event, grazie a una serie di misure concrete: raccolta differenziata totale, riduzione dei rifiuti, energia da fonti rinnovabili, materiali biodegradabili e mobilità condivisa.
Costa ha inoltre promosso il progetto “Car is over”, che propone la chiusura temporanea dei passi dolomitici del Sellaronda al traffico motorizzato, restituendoli a pedoni e ciclisti. Una provocazione gentile, ma anche una visione concreta di futuro, in linea con le politiche europee sulla mobilità dolce.
Per Costa, la sostenibilità non è uno slogan, ma un dovere imprenditoriale. “Non possiamo parlare di turismo se distruggiamo ciò che lo rende possibile,” afferma spesso. Ecco perché il suo approccio ha trovato ascolto anche fuori dai confini nazionali, diventando esempio di economia circolare applicata al turismo di montagna.
Il futuro del cicloturismo nelle Dolomiti
Le sfide che attendono Michil Costa e le Dolomiti sono molte: l’equilibrio tra crescita e tutela ambientale, la destagionalizzazione, la formazione di una nuova generazione di operatori turistici sensibili ai temi etici e ambientali. Costa ne è consapevole e, ancora una volta, sceglie la via più difficile: quella del turismo lento, dove la qualità dell’accoglienza prevale sulla quantità dei flussi.
L’obiettivo è chiaro: fare delle Dolomiti un laboratorio europeo di cicloturismo sostenibile, in cui le comunità locali restino protagoniste e non semplici comparse. Un modello che, se replicato, potrebbe cambiare il modo in cui l’Italia e l’Europa interpretano il turismo di montagna.
Un imprenditore fuori dagli schemi
Michil Costa è un manager anomalo. Non misura il successo in bilanci o presenze, ma nella capacità di generare consapevolezza. Il suo linguaggio, a volte poetico, si intreccia con la concretezza dell’economia reale. Ed è forse proprio in questo equilibrio che si trova la chiave del suo successo: una leadership gentile, capace di unire etica, impresa e bellezza.
Nel suo modo di fare impresa, la montagna non è una risorsa da sfruttare, ma un’eredità da custodire. E il cicloturismo, in questa visione, è molto più che sport: è una forma di educazione alla lentezza, alla responsabilità, alla gratitudine.
Un esempio di come, dalle valli ladine, possa nascere un modello economico sostenibile e replicabile, dove l’impresa dialoga con la natura e il futuro viaggia su due ruote.
A cura della redazione di Inbici News24
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