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Ultimo chilometro per la sopravvivenza italiana


La settimana più lunga dell’anno

Ogni martedì mattina, negli uffici delle squadre ciclistiche, il silenzio viene rotto dal suono dei telefoni. È l’ora del verdetto dell’UCI, il momento in cui la classifica mondiale viene aggiornata e il destino di decine di corridori si gioca su manciate di punti.

Ma questo martedì è diverso. È l’ultima settimana della stagione 2025, e la tensione è alle stelle. A Bassano del Grappa, dove domenica si chiuderà il calendario con la Veneto Classic, tre squadre italiane stanno pedalando sul filo del rasoio: Polti Visit Malta, VF Bardiani e Solution Tech.

La mannaia del nuovo regolamento UCI

Dal 1° gennaio 2026 scatterà la nuova normativa dell’Unione Ciclistica Internazionale. Solo le prime trenta squadre del ranking manterranno il diritto di partecipare alle grandi corse, mentre le altre verranno relegate in un girone inferiore, senza inviti garantiti e con prospettive economiche incerte.

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Non è solo una questione di status, ma di sopravvivenza: perdere il posto in classifica significa perdere sponsor, visibilità e — spesso — il futuro stesso del team. Nell’ultimo aggiornamento, la Polti Visit Malta di Ivan Basso è 27ª e ancora in zona tranquilla, la Bardiani occupa la 30ª posizione, mentre la Solution Tech di Serge Parsani è 31ª, appena sotto la linea di sicurezza.

Una sfida all’ultimo respiro, dove ogni punto vale come una volata al fotofinish.

Tre squadre, un solo destino

Il 2025 non ha portato grandi soddisfazioni al ciclismo italiano di seconda fascia. La Polti, pur sostenuta da nuovi sponsor e dall’entusiasmo del suo general manager Ivan Basso, ha raccolto poco: due titoli nazionali maltesi, qualche tappa in Asia e il 14° posto di Davide Piganzoli al Giro d’Italia — l’ultimo lampo prima del suo trasferimento alla Visma di Roglic.

La Bardiani, storica e combattiva, ha ottenuto solo quattro vittorie minori, troppo poco per garantire la salvezza. E la Solution Tech, la più giovane e fragile del gruppo, ha scelto la via dell’Oriente: al Tour de Kyushu, in Giappone, l’ucraino Tsarenko ha conquistato 120 punti preziosi che tengono ancora viva la speranza.

Le radici di una crisi annunciata

Il male del ciclismo italiano è profondo e antico. I nostri team vivono con budget inferiori ai cinque milioni di euro, mentre le grandi formazioni internazionali viaggiano tra i dodici e i sessanta. Ma non è solo questione di soldi: a pesare sono anche strutture familiari, scarsa apertura al mercato globale e difficoltà nel trattenere i giovani talenti.

Così, mentre le squadre straniere si espandono in Sudamerica e Asia, i team italiani arrancano, faticando a trovare sponsor di peso. Il dato è impietoso: i 7.401 punti complessivi raccolti da Polti, Bardiani e Solution Tech equivalgono ai due terzi di quelli conquistati da solo Tadej Pogacar. Un paragone che fotografa perfettamente l’abisso tra chi guida il gruppo mondiale e chi lotta per restare agganciato.

L’ultima volata

Eppure, anche in questo scenario, resta intatta la poesia del ciclismo: quella di chi non si arrende. A Bassano del Grappa, i corridori italiani si preparano a giocarsi tutto nell’ultima corsa dell’anno.

Per alcuni sarà solo una gara, per altri la corsa che decide un contratto, una stagione, un futuro. Martedì prossimo, quando l’UCI aggiornerà per l’ultima volta il ranking, la sorte avrà il suo verdetto definitivo. Qualcuno taglierà il traguardo della salvezza, qualcun altro resterà indietro.

Ma il ciclismo, come la vita, insegna che non basta avere forza: serve credere fino all’ultimo colpo di pedale.

A cura della redazione di Inbici News24
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