Il Tour de France 2026 è già al centro di un acceso dibattito che rischia di stravolgere una delle sue tradizioni più sacre. La leggendaria salita dell’Alpe d’Huez, considerata da sempre la “tappa regina” della corsa, è a rischio di esclusione dal percorso, o quanto meno di una significativa modifica. Questa controversia non nasce da ragioni sportive o logistiche, ma da preoccupazioni legate alla sicurezza e alla sostenibilità del tracciato proposto. La notizia ha scatenato un’ondata di reazioni tra gli appassionati e gli addetti ai lavori, poiché l’idea di un Grande Giro senza le sue icone storiche è quasi impensabile. Tuttavia, la proposta di “abbattere” la tappa regina riflette una crescente attenzione verso la gestione dei rischi in alta montagna, specialmente in un evento di tale portata mediatica.
La Proposta Controversa: Due Giorni Sull’Alpe D’Huez
Il percorso del Tour de France 2026, come rivelato in anteprima, prevedeva un omaggio senza precedenti all’Alpe d’Huez, con ben due giorni consecutivi dedicati a questa iconica località alpina. La tappa 19, breve ma dinamica, di soli 128 km, avrebbe dovuto partire da Gap e includere il Col Bayard, il Col du Noyer e il Col d’Ornon prima di affrontare la salita finale. La tappa successiva, la 20, avrebbe avuto un altro arrivo o passaggio cruciale. Sebbene questa configurazione fosse stata pensata per massimizzare lo spettacolo, è proprio un elemento specifico della tappa regina a generare il dissenso: il ritorno del temuto Col de Sarenne. Questo passaggio, noto per la sua carreggiata stretta e le condizioni spesso precarie dell’asfalto, è il fulcro della protesta che mira a rivedere il tracciato.
Il Col de Sarenne: Il Punto di Rottura
Il Col de Sarenne è la causa principale della richiesta di modifica del percorso. Questa salita, o meglio, la sua discesa, è considerata estremamente pericolosa per il gruppo di ciclisti professionisti, specialmente in condizioni di gara. La sua inclusione nel Tour de France 2026 ha portato alla creazione di una petizione che ha già raccolto migliaia di firme. L’obiettivo della petizione è chiaro: rimuovere il Col de Sarenne dal tracciato per garantire la sicurezza degli atleti. I promotori sostengono che, sebbene l’Alpe d’Huez sia un simbolo, la sicurezza dei corridori debba avere la supremazia su qualsiasi considerazione di spettacolo o tradizione. Pertanto, l’organizzazione del Tour (ASO) si trova ora di fronte a un dilemma: mantenere un percorso spettacolare ma rischioso, o cedere alle richieste di sicurezza, modificando radicalmente la tappa regina.
Tradizione Contro Sicurezza: Il Dilemma del Tour
L’eventuale esclusione o modifica della tappa dell’Alpe d’Huez avrebbe un impatto storico e mediatico notevole. Questa salita, con le sue 21 celebri curve, è un teatro naturale per le imprese epiche del ciclismo e un punto di ritrovo per milioni di tifosi. Tuttavia, la crescente consapevolezza sui rischi delle discese tecniche e la pressione dei sindacati dei corridori spingono verso scelte più prudenti. L’organizzazione del Tour è nota per la sua intransigenza, ma anche per la sua attenzione alla percezione pubblica. Di conseguenza, è probabile che si cerchi una soluzione di compromesso, magari mantenendo l’arrivo all’Alpe d’Huez ma modificando l’approccio per evitare il tratto più pericoloso del Col de Sarenne. La decisione finale influenzerà non solo il Tour de France 2026, ma anche la filosofia con cui verranno disegnati i percorsi dei Grandi Giri futuri, ponendo la sicurezza come priorità assoluta.

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