Alla vigilia della cronometro individuale, il Tour de France torna a fare i conti con i controlli antidoping fuori orario. Dopo il caso che ha coinvolto Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard nel cuore della notte, gli ispettori sono tornati a bussare anche all’hotel della Red Bull-Bora-Hansgrohe, dove Remco Evenepoel e i suoi compagni erano già in camera. Secondo quanto riferito dal team manager Ralph Denk, il gruppo è stato sottoposto ai test intorno alle 22, con i corridori costretti a interrompere il riposo prima della cronometro più importante della corsa.
Una polemica che continua
Il nuovo episodio arriva a pochi giorni dalle visite notturne agli uomini di classifica, quando Pogacar e Vingegaard erano stati controllati rispettivamente alle 2 del mattino. La differenza, stavolta, è l’orario più “tradizionale”, ma il tema resta lo stesso: il confine tra necessità antidoping e rispetto del recupero degli atleti. Anche per questo il caso continua ad alimentare discussioni tra squadre, corridori e addetti ai lavori.
Evenepoel aveva già criticato il caso
La vicenda ha un peso ancora maggiore perché proprio Evenepoel era stato tra i primi a criticare i controlli notturni su Pogacar e Vingegaard, definendoli eccessivi e poco rispettosi. Il belga aveva fatto notare come svegliare i corridori nel pieno della notte fosse, a suo avviso, “scandaloso”, aprendo una polemica che ora lo riguarda da vicino.
La posizione del team
Denk, però, ha scelto un tono più pragmatico: ha ricordato che la procedura è consentita dal regolamento, pur ammettendo che un intervento del genere incida sul recupero. È proprio qui che si concentra il nodo della questione, perché il controllo resta legittimo sul piano formale, ma nel contesto di un Grande Tour ogni minuto di sonno può pesare sul rendimento del giorno dopo.

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