Chris Froome non ha dubbi: il ciclismo di oggi è un altro pianeta rispetto a quello in cui lui dominava. In un’intervista concessa ad Adam Blythe, ex corridore e oggi voce di Eurosport, il classe 1985 ha tracciato un confine netto tra la sua epoca d’oro e l’attuale era dominata da Tadej Pogacar.
“Tadej fa per 40 minuti quello che io facevo per 10”
“Tadej riesce a fare per più di 40 minuti quello che io facevo per circa 10 minuti”, ha dichiarato Froome, senza mezzi termini. “È cambiato tutto davvero tanto, è difficile da dire come andrei oggi perché l’asticella è stata spostata molto più in alto. Con i numeri che facevo sette o otto anni fa, probabilmente non arriverei nei primi 20 ora. Questo è ciò che penso, vedendo le gare e guardando i tempi che fanno registrare i corridori in salita”.
Un’analisi che fotografa l’evoluzione della prestazione nel ciclismo moderno, dove i watt per chilogrammo, la capacità di mantenere sforzi elevati per tempi prolungati e la preparazione scientifica hanno alzato il livello a un punto tale che i numeri di un tempo, pur eccellenti, oggi non basterebbero più per competere ai vertici.
“Grazie a Dio non sono lì ora”
Nonostante la consapevolezza di non poter più competere ai livelli di un tempo, Froome non nasconde il suo entusiasmo per lo spettacolo offerto dal ciclismo contemporaneo: “È fantastico guardare il ciclismo oggi, non mi perdo un secondo. Sono davvero grato per la mia carriera ma, allo stesso tempo, quando vedo Pogacar correre penso ‘Grazie a Dio non sono lì ora’”.
Un’ammissione che rivela quanto il keniano-britannico, oggi quarantenne, abbia piena coscienza di appartenere a una generazione diversa, in cui le prestazioni erano già straordinarie ma oggi appaiono quasi “normali” rispetto a ciò che i nuovi campioni sono in grado di produrre.

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