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Photo @ SprintCyclingAgency

Tour “pulitissimo” e controlli antidoping di notte: Lappartient rompe il silenzio e spiega tutto


Il dibattito sui controlli antidoping effettuati durante il Tour de France 2026 continua ad animare il mondo del ciclismo. A intervenire è stato il presidente dell’UCI, David Lappartient, che in un’intervista al The Guardian ha difeso l’operato dell’International Testing Agency (ITA), assicurando che dall’ultima Grande Boucle non sono emersi elementi sospetti e spiegando anche perché i tanto discussi controlli notturni non debbano diventare una prassi quotidiana.

“Il Tour è stato pulitissimo”

Lappartient ha voluto innanzitutto sottolineare come l’edizione appena conclusa del Tour non abbia fatto registrare alcun caso di positività. «Innanzitutto possiamo dire che il recente Tour de France è stato pulitissimo. L’Agenzia Internazionale per i Test (ITA) non fa mai comunicati su esami negativi, ma solo quando c’è qualche positività. E di comunicati non ne sono arrivati, quindi sembra che nel Tour non ci fosse nulla di illecito».

I controlli notturni? “Non tutte le notti, ma devono restare una possibilità”

Negli ultimi mesi si è discusso molto della possibilità di effettuare controlli antidoping durante la notte per contrastare l’utilizzo di sostanze come l’EPO in microdosi. Su questo tema il numero uno dell’UCI è stato chiaro: «Non pensiamo che sia giusto farlo tutte le notti. Però sosteniamo l’operato dell’ITA se ritiene di dover fare test specifici, perché sappiamo che le microdosi di EPO possono essere rilevate soltanto entro 6-7 ore dall’assunzione. Per i corridori, il fatto che l’ITA possa arrivare in qualsiasi momento deve comunque rappresentare un deterrente».

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Lappartient ha infine ricordato come il ciclismo continui a convivere con il peso del proprio passato: «Nel ciclismo ci sono sempre sospetti, a causa della storia di questo sport. I controlli notturni sono uno strumento importante nella lotta al doping, ma devono essere utilizzati solo in via eccezionale. Il loro impiego non nasce dal sospetto verso un singolo corridore, bensì rappresenta un messaggio rivolto a tutto il gruppo». Una presa di posizione netta con cui l’UCI prova a rassicurare il movimento, ribadendo la volontà di mantenere alta l’attenzione senza trasformare i controlli straordinari in una consuetudine.

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