Il Tour de France 2026 di Simone Velasco è stato segnato da una partenza complicata e da una lunga rincorsa verso una condizione migliore. Il corridore italiano ha ripercorso la propria Grande Boucle, analizzando il dominio di Tadej Pogacar, l’evoluzione del ciclismo moderno e gli obiettivi per il finale di stagione.
“La caduta ha compromesso il mio Tour”
Velasco ha raccontato come la caduta nelle prime battute della corsa abbia inevitabilmente condizionato il resto delle tre settimane.
“Non è stata la partenza che ci aspettavamo. È andata così: siamo caduti e mi sono ritrovato alcuni compagni già stesi, ho cercato di farmi meno male possibile. La partenza ha compromesso la prima parte del Tour, credo sia stato il Tour in cui ho fatto più fatica, anche per via del grande caldo. Pensavo anzi di non riuscire neanche a finirlo”.
L’obiettivo iniziale della squadra era quello di puntare a una top ten in classifica generale, ma le difficoltà emerse già dalla cronometro inaugurale hanno costretto il team a cambiare strategia.
“Siamo partiti con l’idea di fare una top 10 con Tejada, ma già dalla cronometro di Barcellona abbiamo dovuto rivedere le nostre ambizioni. Siamo stati fortunati a trovare una grande squadra per le tappe di pianura dedicate ai velocisti. Da metà Tour abbiamo ritrovato anche Harold Tejada in ottime condizioni. Nelle tappe abbiamo cercato di essere presenti per ottenere il risultato sulla singola giornata”.
“Pogacar è un gradino sopra tutti. Oggi in salita nessuno va piano”
Il bolognese ha poi analizzato il livello espresso dalla UAE Team Emirates-XRG e dal campione sloveno.
“Senza dubbio era una squadra fortissima, un po’ limitata dai problemi fisici avuti nell’ultima settimana. Chiaro però che, quando volevano prendere la corsa in mano, non si discuteva. Dettavano subito un’andatura che per tanti era complesso seguire. Tadej Pogacar al momento è un gradino sopra tutti e lo dimostra quando decide di fare quello scatto in più”.
Secondo Velasco, il ciclismo moderno ha ormai raggiunto un livello medio impressionante.
“Il problema è che adesso non c’è nessuno che va piano in salita. Anche nelle tappe di pianura, se vuoi arrivare fresco in volata, devi essere pronto in salita: non dico a stare con i primi 60, ma non puoi neanche staccarti al primo cavalcavia. Non esistono più quei velocisti lì: ora devi andare forte sempre e devi tenere. Il gruppetto adesso fai fatica a farlo. Se hai la giornata in cui non sei al top, ti rendi conto di quanto sia difficile stare nel gruppo dei velocisti rispetto a cinque anni fa. Tutto si evolve alla velocità della luce e il livello medio cresce esponenzialmente”.
Sulla Visma | Lease a Bike, invece, il suo giudizio è stato chiaro:
“Hanno avuto il problema di Matteo Jorgenson nelle prime due settimane, non era quello dello scorso anno. Tutti però dicevano di esporsi ai massimi livelli: significa che tutto sta incrementando le prestazioni in maniera esponenziale. La squadra era forte, sono venuti con la convinzione di poter ostacolare Tadej Pogacar”.
“Remco è cambiato tantissimo. Ora penso al finale di stagione”
Dopo un Tour complicato, Velasco è riuscito a ritrovare buone sensazioni nell’ultima settimana, vivendo da protagonista anche la suggestiva tappa conclusiva con il passaggio da Montmartre.
“Io mi sono ripreso nell’ultima settimana, volevo cercare di finire bene il Tour e di supportare la squadra come ho provato a fare sempre. Anche lì, solo per prendere la salita di Montmartre, ti rendi conto della differenza. Per arrivare ai piedi della salita si crea moltissimo stress. A livello di pubblico è davvero fantastico: ti rendi conto del motivo per cui è considerata la corsa più bella al mondo e del perché sia uno degli eventi più seguiti dopo le Olimpiadi”.
Il corridore italiano ha poi speso parole importanti anche per Remco Evenepoel.
“Pogacar? Sicuramente negli ultimi due anni l’ho visto più tirato rispetto a prima. Man mano che cresci, più si tratta di cose che avvengono con la maturità. Ho visto cambiato anche Remco Evenepoel, direi trasformato. Quest’anno l’ho visto cresciuto molto sulle lunghe salite, è stato molto bravo”.
Infine lo sguardo è rivolto alle prossime corse.
“Ora fino a domenica mi godo la settimana di relax post Tour, poi preparerò il finale di stagione in altura. Successivamente ci saranno le corse italiane: cercherò di ritornare ai livelli degli altri anni. La caduta di febbraio mi ha messo KO: ho avuto un versamento a un rene. Mondiale in Canada? È sempre un onore vestire la maglia della Nazionale, ma prima vediamo di ritornare alle prestazioni abituali”.

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