Si è spento prematuramente l’ex dilettante romagnolo, protagonista negli anni Novanta. La vittoria al Giro della Valsesia resta tra le pagine più belle della sua carriera.
Articolo a cura della redazione di InBici News24
Il mondo del ciclismo italiano è nuovamente in lutto. Andrea Drei si è spento a soli 53 anni, lasciando un profondo dolore nella sua famiglia, negli amici e in quanti avevano condiviso con lui gli anni delle corse.
Nato a Faenza il 9 gennaio 1973 e legatissimo a Reda, Drei apparteneva a quella generazione di corridori cresciuta nel grande ciclismo dilettantistico italiano degli anni Novanta: un movimento estremamente competitivo, fatto di società storiche, trasferte, sacrifici e corse nelle quali spesso si confrontavano atleti destinati successivamente al professionismo.
Andrea fu uno dei protagonisti di quel mondo.
Gli anni del grande ciclismo dilettantistico
Nel 1995, a 22 anni, Drei correva con la Addax-Italfine, iniziando a farsi conoscere in un ambiente nel quale conquistarsi un risultato significava misurarsi ogni settimana con alcuni dei migliori giovani corridori italiani.
La stagione che maggiormente rimane legata al suo nome è quella del 1996.
Con la maglia del G.S. Podenzano-Italfine-Addax-Tecnostamp, Drei conquistò infatti uno dei successi più prestigiosi della sua carriera: la seconda tappa del Giro della Valsesia, conclusa sul traguardo di Foresto.
Una vittoria che ancora oggi rappresenta una delle fotografie sportive più significative del suo percorso agonistico.
Quella formazione comprendeva corridori come Alessio Girelli, Massimiliano Napolitano, Valter Pedroni e Davide Taroni, a testimonianza del livello raggiunto dal movimento dilettantistico italiano di quegli anni.
Il 1997 e una stagione da protagonista
Andrea Drei seppe però dimostrare di non essere soltanto un corridore capace di cogliere una giornata di gloria.
Nel 1997 arrivarono infatti diversi risultati di rilievo.
Al Trofeo Attilio Strazzi concluse al secondo posto alle spalle del compagno Alessio Girelli e, durante la Corsa – Sei Giorni del Sole, conquistò altri due secondi posti di tappa.
Ma uno dei risultati più importanti della stagione arrivò al Giro del Friuli-Venezia Giulia, dove terminò quinto nella classifica generale, ad appena 32 secondi dal vincitore.
Un piazzamento che racconta meglio di molte parole il valore di un atleta capace di competere ad alto livello nelle corse più importanti del calendario dilettantistico.
Quel quinto posto al Campionato Italiano
Anche nel 1998 Drei continuò a lasciare il segno.
Il risultato più prestigioso fu il quinto posto nel Campionato Italiano su strada Élite senza contratto, categoria nella quale si confrontavano alcuni dei migliori dilettanti italiani.
In quella stagione vestiva i colori della Rinascita Oboe, formazione nella quale militavano, tra gli altri, Juri Alvisi, Flavio Farneti, Cristian Sambi ed Eddy Serri.
Risultati forse lontani dai riflettori del grande ciclismo professionistico, ma che appartengono alla storia di un’epoca nella quale il movimento dilettantistico italiano rappresentava una straordinaria palestra di uomini e corridori.
Andrea Drei, figlio del ciclismo romagnolo
Oltre ai numeri rimane però qualcosa di più importante.
Rimane il ricordo di un uomo cresciuto nella terra di Romagna, dove la bicicletta non è mai stata soltanto uno sport.
Da Faenza alle strade percorse durante gli anni delle competizioni, Andrea Drei ha rappresentato una generazione nella quale per correre bisognava saper soffrire, allenarsi per chilometri e chilometri e guadagnarsi ogni occasione sulla strada.
Non tutti arrivavano al professionismo. Ma questo non rendeva meno importante ciò che avevano costruito.
Il ciclismo è fatto anche di queste storie: uomini che hanno indossato un numero sulla schiena, inseguito un traguardo e lasciato un ricordo nelle persone incontrate lungo il proprio cammino.
Andrea Drei è stato uno di loro.
L’ultimo saluto a Reda
Andrea lascia la mamma, la moglie e il figlio.
L’ultimo saluto è previsto giovedì a Reda alle ore 9.15, nel territorio che rappresentava le sue radici e al quale era profondamente legato.
A soli 53 anni la sua scomparsa arriva troppo presto.
Resta il ricordo delle corse, dei compagni, delle giornate trascorse in bicicletta e di quella vittoria al Giro della Valsesia che continuerà a custodire il suo nome negli almanacchi del ciclismo italiano.
Ma soprattutto rimane il ricordo dell’uomo.
La redazione e tutto lo staff di InBici News24 si stringono con affetto alla famiglia di Andrea Drei, alla moglie, al figlio, alla mamma e a tutte le persone che gli hanno voluto bene, porgendo le più sentite condoglianze.
Ciao Andrea, che la strada possa continuare anche lassù.
A cura della redazione di Inbici News24
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