“Tadej Pogačar è il miglior ciclista della storia”. Felix Gall non usa mezze misure quando parla del fuoriclasse sloveno, ma dietro questa ammirazione c’è anche una parte importante della sua storia personale. L’austriaco della Decathlon CMA CGM Team, attualmente in lotta per il podio alla Vuelta a España 2026, ha raccontato quanto il confronto con Pogačar abbia finito per condizionare i suoi primi anni nel professionismo.
Gall e Pogačar appartengono alla stessa generazione e si sono incrociati già nelle categorie giovanili, così come Marc Hirschi. Mentre gli altri due riuscivano rapidamente a imporsi anche tra i professionisti, l’austriaco ha avuto bisogno di più tempo per trovare la propria dimensione ai massimi livelli.
“Confrontarmi con Pogačar mi ha reso tutto più difficile”
Gall ha ammesso che osservare la rapidissima crescita di Pogačar aveva finito per diventare un termine di paragone difficile da sostenere.
“È il miglior ciclista della storia. Confrontarmi con lui ha reso tutto più difficile, anche capire perché io non stessi progredendo così velocemente”, ha raccontato a Marca.
Il problema non era soltanto il livello raggiunto dallo sloveno, ma il fatto che fosse un corridore con cui Gall aveva condiviso il percorso da junior. Nel 2015 l’austriaco aveva addirittura conquistato il Mondiale juniores su strada, ma il passaggio tra i professionisti non era stato altrettanto immediato.
“I ragazzi con cui correvo da junior, Pogačar e Hirschi, vincevano nel WorldTour e io non riuscivo a progredire come volevo. Questa cosa mi stressava molto”, ha spiegato.
La svolta: smettere di guardare gli altri
La vera svolta nella carriera di Gall è arrivata quando ha deciso di cambiare prospettiva. Invece di misurarsi continuamente con i corridori della sua generazione, ha iniziato a concentrarsi esclusivamente sulla propria crescita.
“Ognuno ha la propria velocità e la propria storia. Per me è stato molto importante smettere di confrontarmi con gli altri e confrontarmi con la mia versione di ieri o di un anno fa”.
Un cambio di mentalità che ha prodotto risultati concreti. Gall è diventato progressivamente un uomo di classifica affidabile e nel 2026 ha già conquistato un podio al Giro d’Italia, arrivando alla Vuelta con l’obiettivo dichiarato di ripetersi.
“In salita non ce ne sono molti meglio di me”
L’austriaco sa perfettamente dove poter guadagnare e dove, invece, rischia di perdere terreno. La cronometro rappresenta ancora un punto debole, mentre sulle grandi salite Gall considera di avere pochi rivali.
“Credo che non ci siano molti corridori migliori di me quando la strada sale. Ma nella cronometro ho ancora tempo da perdere”, ha ammesso.
Proprio per questo motivo, Gall si aspetta di poter lasciare qualcosa per strada nella prova contro il tempo. La sua stima è di circa un minuto e mezzo, un passivo che dovrà poi provare a recuperare sulle montagne.
Ed è lì che potrebbe presentarsi l’occasione per attaccare: “Se avrò buone gambe e vedrò qualcuno in difficoltà, coglierò l’opportunità”.
L’obiettivo resta il podio
Nonostante la possibilità di attaccare, Gall non vuole correre rischi inutili. Il suo obiettivo principale alla Vuelta rimane infatti chiudere tra i primi tre, più che inseguire a ogni costo la vittoria finale.
“Se riuscissi a finire sul podio in questa Vuelta, sarei molto felice”, ha dichiarato.
Una posizione maturata grazie a una maggiore consapevolezza dei propri mezzi. Dopo anni nei quali il confronto con Pogačar lo aveva portato a interrogarsi sulla propria crescita, Gall sente oggi di conoscere molto meglio i propri punti di forza e i propri limiti.
“Ora ho molta più fiducia perché so cosa posso fare”.
Il paragone con Pogačar, insomma, non è mai realmente scomparso. È semplicemente cambiato il modo in cui Felix Gall lo guarda.

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