Alla Vuelta a España 2026 il vero avversario sembra essere diventato il caldo. Le temperature elevatissime che stanno accompagnando la corsa nel sud della Spagna stanno mettendo a dura prova il gruppo e, dopo la tredicesima tappa, sono arrivate nuove testimonianze particolarmente preoccupanti. Tra queste quella di Sander De Pestel, corridore della Decathlon CMA CGM, che ha raccontato a Sporza quanto sia stato difficile affrontare la giornata.
“È folle, al momento stiamo solo sperando che non avvengano incidenti”, ha raccontato il belga, sottolineando come diversi corridori abbiano avuto bisogno di assistenza medica dopo la tappa. Il problema, secondo De Pestel, non è più soltanto la durezza del percorso: “Stiamo combattendo il calore più che il percorso o la competizione”.
“Ogni discesa sembrava una nuova sauna”
La parte più impressionante del racconto riguarda le condizioni affrontate nelle fasi finali della tappa. De Pestel ha spiegato che alla partenza la situazione appariva ancora gestibile, nonostante l’umidità, ma tutto è cambiato con il passare delle ore.
“Nelle ultime due ore, ogni discesa che abbiamo fatto sembrava che stessimo correndo in un nuovo tipo di sauna. Era una cosa folle”, ha raccontato il corridore della Decathlon.
La tredicesima tappa, da Almuñécar a Loja, ha effettivamente messo il gruppo davanti a condizioni estremamente difficili. Il successo di Wout van Aert è arrivato al termine di una giornata di 192,8 chilometri affrontata con temperature che a Loja hanno raggiunto circa 36 °C.
“Ho finito due borracce in cima alla prima salita”
De Pestel ha poi descritto concretamente le difficoltà incontrate durante la gara. La gestione dell’idratazione è diventata essenziale praticamente fin dai primi chilometri.
“Ho finito due borracce d’acqua in cima alla prima salita”, ha spiegato. Dopo circa un’ora e mezza, però, il belga ha iniziato ad avvertire i primi problemi: “Ho iniziato a sentirmi un po’ barcollante”.
A quel punto ha dovuto rivolgersi all’ammiraglia. “Sono andato all’ammiraglia per versarmi due borracce d’acqua fredda sulla testa e berne un’altra. Dopo le cose sono andate meglio, ma ero davvero al limite”.
Una testimonianza che rende bene l’idea delle condizioni affrontate dal gruppo, tanto che anche Sepp Kuss ha spiegato come attaccare fosse estremamente difficile proprio a causa del caldo, mentre ha ringraziato l’organizzazione per aver aumentato i punti nei quali i corridori potevano prendere acqua.

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