Il dibattito sul futuro del ciclismo professionistico si intensifica con proposte audaci che mirano a innovare il modo in cui tifosi e organizzatori vivono le corse. Recentemente, sono emerse due questioni di grande rilievo: la potenziale inversione del calendario tra il Giro d’Italia e la Vuelta a España, suggerita da Tadej Pogačar, e l’ipotesi di introdurre biglietti a pagamento per assistere ad alcune tappe, soprattutto sui tratti finali o sui circuiti. A dire la sua su entrambi i fronti è stato Gianni Bugno, un nome leggendario nel ciclismo italiano, ex campione del mondo e detentore di un record unico.
Come riportato da tuttobiciweb.it, Gianni Bugno ha espresso un parere ponderato riguardo alle proposte che potrebbero rivoluzionare il mondo del ciclismo. L’ex ciclista, ricordato per la sua tenacia e per aver indossato la Maglia Gialla per l’intera durata del Giro d’Italia nel 1990, ha offerto una prospettiva basata sulla sua profonda esperienza nel circuito professionistico.
Riorganizzazione del Calendario: Giro e Vuelta
Proposta di Inversione e Benefici Strategici
Gianni Bugno si è detto favorevole all’idea di spostare il Giro d’Italia a settembre e anticipare la Vuelta a España a maggio. Egli ritiene che tale modifica del calendario apporterebbe benefici significativi alla corsa rosa. Attualmente, la posizione della Vuelta a ridosso dei Campionati del Mondo la rende una meta più ambita per i corridori che puntano alla maglia iridata. Tuttavia, con il Giro spostato a fine stagione, ci sarebbe una maggiore probabilità di attrarre atleti di primissimo piano, che oggi spesso lo considerano una sorta di ripiego. Bugno sottolinea, inoltre, che un Giro a settembre eliminerebbe i problemi legati alla neve che spesso affliggono le tappe di montagna in maggio, garantendo così un percorso più sicuro e spettacolare. Questo cambiamento potrebbe ridare al Giro quella centralità che merita, attirando un parterre di corridori più completo e competitivo, rendendo la lotta per la vittoria finale ancora più avvincente e imprevedibile.
Introduzione dei Biglietti a Pagamento
Modello di Business e Garanzia di Spettacolo
L’altra questione centrale affrontata da Bugno riguarda l’introduzione di biglietti a pagamento per assistere alle gare ciclistiche, una pratica già diffusa in altri sport come il tennis e il calcio. L’ex campione ha posto una condizione fondamentale: il pagamento deve essere giustificato da un valore aggiunto offerto al pubblico. Bugno immagina scenari in cui il pubblico pagante possa godere di uno spettacolo prolungato, come ad esempio la visione di più passaggi dei corridori su un circuito, piuttosto che assistere al singolo transito su un tratto in linea. A tal proposito, cita l’esempio delle Dolomiti, dove circuiti che includono più passi montani potrebbero offrire questa esperienza. Egli prospetta la creazione di aree dedicate con tribune e servizi, trasformando l’assistenza alle corse in un vero e proprio evento.
La Necessità di Offrire un Servizio di Qualità
Bugno ribadisce che, per giustificare un biglietto, il ciclismo italiano deve imparare a offrire qualcosa in cambio. Fa riferimento a corse come il Giro delle Fiandre, dove aree riservate sugli iconic Paterberg e Oude Kwaremont offrono ai tifosi un’esperienza completa, tra cibo, bevande e la vicinanza ai campioni. Il concetto chiave è che pagare significa avere diritto a uno spettacolo che abbia una durata e un valore intrinseco. Ad esempio, assistere a più giri di un circuito o a un evento che si prolunga nel tempo è diverso dal vedere semplicemente un passaggio fugace. Pertanto, l’implementazione di un sistema di bigliettazione di successo richiederebbe una revisione dei percorsi, focalizzandosi su circuiti cittadini o alpini che permettano più transiti e offrano una visione migliore ai paganti.
Redistribuzione dei Guadagni e Cambiamenti Strutturali
Infine, Bugno ha toccato il tema cruciale della distribuzione dei ricavi derivanti dalla vendita dei biglietti. Secondo la sua visione, i guadagni dovrebbero essere equamente ripartiti tra l’organizzatore, i team e i corridori stessi. Tuttavia, questo modello richiederebbe anche una ristrutturazione dei percorsi e della logistica delle corse. Invece di coprire un’area geografica troppo vasta, come le 20 regioni del Giro d’Italia, si potrebbe optare per percorsi più concentrati attorno alle grandi città come Milano, Bologna o Firenze, ideando circuiti di 15-20 chilometri con molteplici passaggi. Questo approccio non solo faciliterebbe la gestione dei pagamenti e degli accessi, ma creerebbe anche un’atmosfera più vibrante intorno alla corsa, incentivando la presenza di un pubblico pagante e aumentando potenzialmente l’interesse degli sponsor. In conclusione, Bugno è convinto che la strada del ciclismo a pagamento sia percorribile, a patto che si garantisca un’offerta spettacolare e di alta qualità che giustifichi l’investimento del pubblico.
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