Direttamente dal proprio profilo Facebook, l’Adriatica Ionica Race (gara per professionisti che vede tra gli organizzatori Moreno Argentin) ha sollevato un polverone nel mondo del ciclismo italiano, annunciando il rifiuto della mediazione da parte della Federazione Ciclistica Italiana (FCI) e della lega del ciclismo professionistico. Questa decisione ha portato l’organizzazione a considerare azioni legali per ottenere giustizia per i danni subiti, denunciando un comportamento scorretto da parte delle istituzioni che avrebbero dovuto supportarla. Con accuse di mancanza di trasparenza e di sostegno, la Adriatica Ionica Race si prepara a combattere una battaglia legale che potrebbe avere ripercussioni significative sul panorama ciclistico nazionale.
HANNO DETTO DI NO ALLA MEDIAZIONE
• Lega del ciclismo professionistico con il suo legale rappresentante pro tempore Onorevole Pella, nonché vice presidente dell’Anci (associazione nazionale comuni d’italia), e la federazione ciclistica italiana con il suo rappresentante legale pro tempore manager di lungo corso Cordiano Dagnoni, hanno deciso di non dare corso alla mediazione.
• Per noi era un passaggio necessario prima di depositare in tribunale la richiesta dei danni patiti, non avevamo nessuna aspettativa, visto il comportamento di entrambe le istituzioni.
• Metto in guardia tutti coloro che intendono avere a che fare con questi enti e soggetti, sulla carta preposti allo sviluppo dello sport, invece si sono dimostrati dei veri voltagabbana e istituzionalmente pericolosi per il movimento.
• Non siamo stati fermati da un fornitore ma da chi avrebbe dovuto tutelarci e affiancarti nella realizzazione della manifestazione utile a tutto il movimento a 48 ore prima della partenza.
• Una vera e propria carognata, studiata a tavolino con una premeditazione paragonabile a un’organizzazione di quelle che ogni tanto si legge nei giornali o si sente in TV. Sono subdoli, non sono vestiti in assetto di guerra, sembrano gente comune in giacca e gravatta, per questo pericolosi.
• Non ci hanno dato scampo, la resa dei conti, mi auguro si possa trovare e consumare in una aula di un tribunale VERO, davanti a un giudice VERO, non nominato dal presidente della FCI come accade nella giustizia sportiva. Abbiamo raccolto prove e testimonianze sufficienti per dimostrare la nostra ragione per documentare il comportamento maldestro delle istituzioni preposte allo sviluppo del ciclismo.
• Abbiamo anche attivato l’accesso civico, seguendo le indicazioni dal sito web della FCI e come previsto dalla legge italiana, non ci è stato possibile recuperare alcuni documenti, perché la responsabile alla trasparenza della FCI Cristiana Innamorati e il segretario generale della FCI tale Marcello Gavino Tolu, non ci rispondono. Sono talmente sicuri di essere protetti e sicuri di farla franca che si prendono il lusso di non rispondere nemmeno. Questi documenti glieli faremo esibire dal tribunale VERO e dal TAR se necessario.
• La giustizia sportiva della FCI come è ben noto ha archiviato tutto, come nulla fosse successo, l’errore nostro è di aver creduto di avere a che fare con dei dirigenti galantuomini. Siamo stati centrifugati dentro la giustizia sportiva per due anni, pagata dal Coni, con le nomine dei procuratori federali fatte direttamente dai presidenti delle singole federazioni.
• Non avevamo nessun dubbio, ma dobbiamo nuovamente prendere atto, con la rinuncia alla mediazione, di aver a che fare con due soggetti che continuano a giocare a nascondino. Noi invece siamo stati abituati ed allenati a resistere anche con il persistere del mal di gambe sempre più convinti di essere stati t……..

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