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Tour de France 2018 - 105th Edition - 2nd stage Mouilleron-Saint-Germain - La Roche-sur-Yon 182.5 km - 08/07/2018 - Andrea Pasqualon (ITA - Wanty - Groupe Gobert) - photo Ilario Biondi/BettiniPhoto©2018

L’INTERVISTA – PASQUALON: “SPERO CHE LA WANTY VENGA CONSIDERATA DI PIU’ IN ITALIA”

Andrea Pasqualon si è rivelato come una delle conferme più belle del ciclismo italiano durante la stagione 2018. Il corridore della Wanty Groupe Gobert, squadra vincitrice della classifica UCI Europe Tour davanti a Cofidis e Androni, si è distinto non solo per le vittorie al Giro del Lussemburgo e a Plumelec, ma soprattutto per i tanti piazzamenti nelle top 10 ottenuti al Tour de France alle spalle dei più forti velocisti al mondo. Per lui, durante la corsa francese, sono arrivati ben sei piazzamenti nelle top 10 di tappa. Alla luce di questi bellissimi risultati, abbiamo contattato Andrea per commentare con lui questa che è stata davvero la stagione della ribalta. Riportiamo di seguito l’intervista rilasciata durante la trasmissione Ultimo Chilometro, che potete ascoltare cliccando qui dal minuto 31.

Andrea, fino al 2015 correvi in squadre Continental e quest’anno ti sei ritrovato a gareggiare nella corsa a tappe più importante al mondo. E’ la tua consacrazione definitiva questa?

“Sì, ero passato professionista con i Reverberi nel 2011, ma poi nel 2014 sono passato nelle categorie Continental, prima all’Area Zero e poi alla Roth, squadra che nel 2016 è diventata Professional, e che quindi mi ha permesso di tornare a fare gare di un certo livello. La vittoria che mi ha fatto sbloccare è stata quella ottenuta in una tappa della Boucles de la Mayenne nel 2015: da lì in poi sono tornato a correre su buoni livelli”. 

Corri per la Wanty Groupe Gobert, una delle migliori formazioni Professional del mondo: che differenza hai trovato in questo ambiente rispetto alle altre squadre?

“La Wanty è una squadra di serie B che ci offre l’opportunità di fare un calendario di serie A, questo è molto importante perché ci permette di confrontarci con i migliori corridori al mondo. Non solo, anche il palcoscenico è molto importante, perché questo è già il secondo anno in cui riusciamo ad ottenere l’invito per partecipare al Tour de France”. 

A proposito di Tour de France, quest’anno sei andato davvero forte in quella corsa. Te lo aspettavi?

“Ad essere sincero sì, mi aspettavo di andare così forte perché la preparazione è stata tutta incentrata verso il Tour de France e lavoravo da un paio di anni per mettere a segno qualche volata importante. Una vittoria diventava difficile da raggiungere, speravo in podio che non è arrivato. A questo punto mi auguro che possa arrivare davvero qualche bel risultato già dal prossimo anno”. 

Quali altre differenze hai trovato all’estero rispetto all’Italia?

“Le squadre italiane hanno un organico puramente italiano, all’estero invece ci sono tanti corridori che provengono da diversi Paesi. In Italia solo la NIPPO Vini Fantini ha deciso di rendersi internazionale ingaggiando corridori giapponesi e spagnoli, le altre squadre puntano invece solo sui corridori di casa nostra. Spero che le squadre estere possano investire ancora molto sui talenti italiani, perché offrono delle grandi opportunità. Credo anche che i team italiani dovrebbero riuscire a mettersi di più in competizione con le squadre estere, chiedere qualche invito in più nelle classiche del Nord, oppure prendere parte alle corse in Belgio anche a quelle un po’ meno importanti. Insomma, dovrebbero cercare di rendersi più internazionali”.

Qual è il tuo sogno per la prossima stagione?

“Prima di tutto, mi piacerebbe che la Wanty Groupe Gobert fosse un po’ più considerata in Italia. Quest’anno abbiamo chiuso di nuovo al primo posto come team nell’UCI Europe Tour, ed è già da tre anni che vinciamo questa classifica, ecco perché spero che anche in Italia la nostra squadra venga considerata un po’ di più. Perché non dovremmo avere la possibilità di fare il Giro d’Italia, oppure una Sanremo, o una Tirreno-Adriatico? La Wanty ha dato delle grandi opportunità ai corridori italiani, come Marcato, Gasparotto, Antonini e Napolitano. Il mio sogno, insomma, è quello di correre in Italia con questa divisa”. 

A cura di Carlo Gugliotta per InBici Magazine

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