La morte di Finlay Tarling ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nel ciclismo e Jonathan Vaughters non usa mezze parole. Il general manager della EF Education-EasyPost, intervistato dalla BBC Sport, ha evidenziato le enormi differenze tra le grandi corse e gli eventi minori: “Come squadra, ci fidiamo di gare come il Tour de France, ma non ci fidiamo delle gare minori. Il numero di gare minori a cui ho assistito in cui ci sono auto sul percorso è incredibile”.
Il problema, secondo Vaughters, è soprattutto nelle chiusure temporanee delle strade: “La gente pensa: ‘La gara è finita, sono libero di tornare sulla strada’. Non credo che le chiusure a rotazione funzionino molto bene”. Nel caso di Tarling, il dirigente americano parla di “una terribile sfortuna”, ma ritiene che il sistema debba cambiare.
La critica più dura è però rivolta agli organi di governo del ciclismo: “C’è una mentalità secondo cui le auto finiscono semplicemente sulla strada e fa parte dello sport su strade aperte. Non è vero. È una cosa che si può evitare”. E conclude: “Se costringi le squadre a lottare per i punti in una gara, allora faresti bene ad assicurarti che l’evento sia all’altezza degli standard”.

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